Hai un piano di azione preciso?

La pianificazione è la chiave per raggiungere obiettivi precisi. Vale in qualsiasi ambito, professionale ma anche personale.

Hai progetti professionali? Vuoi creare o far crescere una azienda? Innanzitutto devi fare un piano di marketing, capire se il tuo prodotto o servizio può avere un mercato, quindi identificare i tuoi potenziali clienti e decidere come individuarli e raggiungerli con il giusto messaggio. Devi darti degli obiettivi progressivi, stabilire come intendi raggiungerli, farti una lista delle cose che ti occorrono, ecc…

Hai progetti personali? Magari vuoi recuperare un po’ di tempo per te stessa o te stesso, ridurre lo stress e riguadagnare un po’ di serenità? Devi analizzare le tue giornate, capirne i ritmi, stabilire quali azioni potresti eliminare, quali potresti ottimizzare, quali potresti introdurre…

Credo che uno dei grandi cambiamenti indotti dal coronavirus sarà che tanti di noi che con il lavoro da casa hanno scoperto di poter essere ugualmente produttivi risparmiando una o magari perfino due ore al giorno per i soli spostamenti non più necessari non vorranno più tornare in ufficio! Pensa anche solo al recupero di salute mentale nel non doversi interfacciare quotidianamente con colleghi antipatici…

Meno tempo speso in attività improduttive, come lo stare in coda ai semafori o sulle tangenziali, e tante ore recuperate per la cura di noi stessi, per occuparci della nostra casa, prenderci cura della nostra salute fisica e mentale, magari anche per tornare ad una cucina più sana, smettendo di ingozzarci di alimenti confezionati o precotti.

E molti di noi ritroveranno anche il tempo per leggere, non soltanto romanzi, ma anche manuali professionali, testi educativi. Qualcuno deciderà di imparare una lingua straniera, qualcuno riscoprirà il piacere di informarsi di più su tanti temi, qualcun altro troverà finalmente il tempo e la motivazione per fare una qualche attività fisica.

Una svolta epocale… Sarà che sono un inguaribile ottimista, ma riesco a vedere il buono anche in tutta questa situazione, non so te.

Ma per poter cogliere davvero il beneficio dei cambiamenti è necessario e opportuno pianificare le proprie mosse.

Il trading non fa eccezione, e ora torno a parlare di quello. Anche perché non sono un tuttologo come tanti frequentatori dei social network, è inutile che venga a parlarti di cose che non conosco spacciandomi per un esperto in campi diversi dal mio. Non farei altro che insultare la tua intelligenza, e farti perdere tempo.

Faccio trading da circa vent’anni, ormai, e in questi vent’anni di attività mi sono trovato più volte a mettermi in discussione come trader. In alcuni momenti mi sono proprio dovuto fermare, perché dovevo capire cosa non andasse e perché, ed era impossibile farlo mentre facevo decine di operazioni al giorno!

La prima cosa che capisci quando ti fermi e analizzi un problema a fondo è sempre la stessa: manca un piano preciso di azione, non ci sono obiettivi chiari o non si è stabilito esattamente come raggiungerli.

È quello che è capitato anche a me, e mi ci è voluto un po’ per venirne fuori. Mi mancava un piano di insieme, che tenesse conto di tutte le variabili importanti per me, che affrontasse il vero problema. Perché in fondo da quello bisogna partire: dalla natura vera del problema.

Se da qualche tempo stai cercando di migliorare il tuo trading ti faccio una semplice domanda diretta: qual è il tuo piano di azione?

Ma soprattutto: hai analizzato a fondo la tua situazione? Sai dirmi esattamente cosa non va?

Proviamo ad analizzare insieme quali potrebbero essere i problemi? Partiamo dai problemi, poi cercheremo le soluzioni.

Parto però da un presupposto preciso, e cioè che tu non sia alle prime armi. Perché se quello è il caso, il discorso è completamente diverso e quanto vado a dirti da ora in avanti non si applica a te.

Nella mia esperienza, avendo conosciuto tantissimi trader ed avendo scambiato con molti di loro idee, consigli, e soprattutto esperienze di vita vissuta, posso dirti che ci sono alcuni macro-problemi che accomunano un po’ tutti:

  1. incapacità di reggere lo stress operativo: molti di noi (e io ero uno di quelli) nel momento in cui mandano a mercato una operazione vengono assaliti da mille ansie e dubbi; se le cose vanno male si deprimono, si sentono incapaci, inadeguati, a volte perfino falliti. Se vanno bene vengono colti prima da un qualche inconcepibile tipo di stupore (come se non si aspettassero di poter guadagnare), poi transitano per uno stato d’animo di euforia quasi da stadio, per poi sconfinare nell’insana avidità, nell’illusione di essere improvvisamente diventati dei fenomeni invincibili;
  2. insufficiente capitalizzazione: l’ho detto un imprecisato numero di volte, ma lo ripeterò ancora allo sfinimento; l’industria dei sogni di profitti sfrenati, di auto di lusso, di case a Londra, o a Parigi, o a New York, di intere vite senza lavorare, di viaggi in giro per il mondo, prospera su una delle più grandi balle che possano essere rifilate ai trader di ogni livello di esperienza: che si possano ottenere profitti da capogiro partendo con capitali molto piccoli. E così ti trovi spesso a leggere di tante, troppe persone che facevano lavori di vario tipo, poi sono state irretite dal grande sogno, si sono licenziate e con la loro liquidazione da poche migliaia di euro si sono fatte inculcare l’idea di poter vivere di trading. Facciamo un semplice discorso logico: se vuoi vivere di trading, considerando che il trading non produce né pensione né TFR, devi poter guadagnare in media almeno 5 mila euro al mese, 60 mila l’anno. Sei bravo e in media produci utili pari al 30% annuo sul capitale (e guarda che ci riescono in pochi)? Che capitale ti occorre perché il 30% siano 60 mila euro? Semplice: 200 mila euro. E qui si aprono le porte dell’inferno… Ma dai, c’è la leva, bastano 200 euro sul conto e guadagni 5000 euro a settimana stando comodamente seduta o seduto in poltrona a drogarti di Netflix dalla mattina alla sera. Certo, certo… Vorrei poter dimenticare di quella volta che mi sono sentito dire (da una ragazzina che si era fatta fregare 25 mila euro prestati dalla mamma) “ma sul sito dicevano che i profitti erano garantiti!”… no comment…
  3. illogicità delle aspettative: in parte collegata al punto precedente, ma non solo. Capita di incontrare persone che siano convinte di poter fare il 15% al mese senza rischi, e quindi si buttano, ma non con duemila euro: con 100, o magari anche 200 mila, prestati dal papà, dalla zia, dalla nonna; o ricavati dalla vendita di un immobile. E poi non capiscono perché un giorno si svegliano e sul conto non c’è più niente; sembra che il concetto di rischio sia riferito sempre solo agli altri, come se i profitti di Borsa fossero scollegati dai rischi; come se esistessero strategie infallibili; come se gli eventi di coda fossero materia solo da libri universitari; come se i backtest fossero una chiara fotografia del futuro, e che niente potrà accadere che non sia già stata descritta dalla storia;
  4. tempo non sufficiente: se il tuo trading richiede un impegno a tempo pieno e il tuo lavoro “vero” è un altro, parti già con il piede sbagliato; il trading che puoi ragionevolmente, e soprattutto serenamente, portare avanti è quello che non interferisce con il tuo lavoro principale; anche in considerazione del fattore stress, di cui al primo punto di questo elenco; se il trading è fonte di grande stress per te finisce inevitabilmente per compromettere anche le tue altre attività;
  5. strategie poco chiare, non completamente specificate: se navighi a vista invece di seguire strategie codificate ti trovi spesso a dover prendere decisioni mentre sei distratto da altre cose, altri problemi, altre attività; è di fondamentale importanza poter essere sempre concentrati su quello che si deve fare, senza pretendere di essere multi-tasking come affermano di essere le signore. In realtà non ne ho mai vista una fare due cose veramente importanti contemporaneamente; sono capace anche io di rispondere ad una mail mentre faccio finta di ascoltare al telefono qualcuno che mi racconta cose di cui non mi interessa nulla; ma non sono capace di concentrarmi sulla scelta del miglior strike e della giusta scadenza di una opzione che sto vendendo allo scoperto se intanto ho mia moglie che mi chiede dov’ero ieri sera quando mi ha cercato e non ho risposto al cellulare… Non so te. Scherzi a parte, la concentrazione è fondamentale. Soprattutto se non hai regole precise di trading e decidi cosa fare di volta in volta in funzione delle tue sensazioni del momento;
  6. risultati altalenanti: questo è il problema dal quale sono partito io molti anni fa, perché era esattamente quello che stavo vivendo; ottimi profitti alternati ciclicamente a sonore mazzate, e una equity line che alla fine non saliva come avrebbe dovuto.

Ma il mio problema preponderante, negli anni, è diventato la gestione dello stress operativo. Vuoi perché, nel passaggio dall’essere un single man ad un uomo sposato prima e ad un padre poi, il mio profilo di rischio e di rendimento è cambiato drasticamente e il mio trading non si è adeguato; ma vuoi anche perché in fondo il trading direzionale non fa per me, perché non sono riuscito a trovare metodologie che mi permettessero di stare sempre veramente sereno. Magari guadagnavano anche bene, ma lo stress era comunque troppo.

Io sono partito da una analisi approfondita di me stesso, e ho capito cosa dovevo fare per risolvere i problemi che condizionavano ormai non solo i miei risultati professionali, ma anche i miei affetti.

Se i tuoi risultati di trading non ti soddisfano e ti senti coinvolto da uno o più dei punti dell’elenco qui sopra mi permetto di consigliarti di fermarti e di fare una analisi critica della situazione, per individuare i problemi di base.

Io non posso certo risolverli tutti, non sono un fenomeno.

Ma qualcuno sì. In fondo i miei li ho risolti una volta per tutte.

La mia soluzione è una semplice strategia, che richiede uno sforzo ridotto ogni mese, porta risultati decorosi con costanza e mi permette di rimanere sempre impassibile di fronte ai mercati, qualsiasi cosa succeda.

Quasi, dai, in un precedente articolo, in effetti, avevo ammesso che durante il crollo causato dal coronavirus ho avuto qualche momento di panico. Ma forse è salutare anche quello, se capita solo ogni tanto: serve a mantenere i piedi per terra e non darsi troppe arie.

La mia soluzione la puoi trovare nel workshop naked put selling.

Ma non è detto che sia adatta a te: prima devi analizzare criticamente i tuoi risultati e capire quale sia il problema di base. Parti da lì, e comunque vada ne ricaverai qualcosa di utile.

Buon lavoro.

Domenico