La fiera delle vanità

Caro lettore, ho deciso di ritornare a scrivere dopo diverse settimane di silenzio.

Perché in queste settimane ho continuato a leggere tutto quello che circolava in rete.

E non so te, ma io sono veramente stanco di leggere boiate da tutte le parti.

“È successo quello che avevamo previsto!”

“Il mercato ha fatto esattamente quello che ci aspettavamo!”

“Avevamo detto che il giorno X all’ora Y il mercato avrebbe segnato un punto-chiave di svolta e ci abbiamo preso!”

Quante volte hai letto titoli come quelli qui sopra?

E quante volte quelli che “ci abbiamo preso in pieno” avevano sbagliato clamorosamente cinquanta volte prima di prenderci, tra l’altro per puro caso la cinquantunesima volta?

Sai cosa ti dico io?

Con il coronavirus c’è stato un momento in cui me la sono fatta veramente sotto, perché ero convinto che almeno uno dei titoli presenti nel mio portafoglio sarebbe saltato per aria, causandomi una perdita significativa.

Avevo anche messo in atto una contro-misura intelligente: avevo comprato parecchie call strike 50 sul vix, scadenza aprile e luglio.

Le avevo comprate quando il vix stava a 13, quindi le avevo pagate pochissimo.

E quando il mercato ha fatto la prima gamba di ribasso e io ho pensato che fosse già anche troppo ho preso profitto, incassando circa 3000$.

Convinto di essere furbo.

Ma dopo altre due settimane il mercato era sceso ben di più e io ne avrei incassati 30 mila di dollari.

Quindi non solo non sono stato in grado di prevedere un bel niente, ma sono stato pure un emerito imbecille.

Soprattutto perché ho preso profitto su operazioni che erano nate come coperture, invece di tenerle lì a fare il lavoro per il quale erano state concepite.

Perché ero convinto di essere furbo e che il mercato avesse già raggiunto il minimo.

La vuoi la verità?

Nessuno può prevedere proprio un bel niente.

Il mercato è soggetto a troppe variabili e non ci sono modelli che tengano.

Quando leggo le previsioni di Borsa prima mi scappa da ridere e poi mi incavolo.

Perché parlare ai propri lettori di previsioni di Borsa è una solenne presa in giro.

Per me, una mancanza di rispetto.

Raccontare a chi ti legge che tu sia in grado di prevedere il futuro significa non avere rispetto per chi ti legge.

Non esiste modello che potesse prevedere il coronavirus.

Che qualcuno sia riuscito a beneficiare del movimento ribassista violento causato dal coronavirus è solo qualcuno che ha avuto la fortuna di trovarsi dalla parte giusta del mercato al momento giusto.

E un conto è essere short quando il mercato crolla.

Ben altro discorso è saper restare in posizione finché non smette di crollare.

Restare impassibili quando vedi un -17% un giorno, un +15% il giorno dopo, poi una serie continua di -8% e -10%.

Percentuali che fino a quel momento si erano viste soltanto in un paio di occasioni, e comunque non per tanti giorni in fila come stavolta.

Quando il referendum britannico ha annunciato la Brexit ho fatto una stamp dello schermo, che tuttora conservo, perché pensavo di aver visto qualcosa di irripetibile.

Ovviamente ho fatto una stamp anche del -17% del FTSE Mib, sperando di non rivedere nulla del genere.

Non solo non si poteva prevedere il coronavirus: non si poteva prevedere il momento in cui il governo avrebbe dichiarato il lockdown.

Non si poteva prevedere quanto la fase critica sarebbe durata.

Non si poteva prevedere quanto sarebbe stata profonda la correzione sui mercati.

Né quando si sarebbe fermata e avrebbe invertito la direzione.

Quindi?

Quindi l’unica cosa che si poteva fare era seguire regole codificate, testate su serie storiche sufficientemente lunghe per incorporare fasi di mercato molto diverse, anche molto negative, se possibile.

Fare i compiti a casa nel modo giusto.

Verificare tutta una serie di parametri di consistenza.

Assumere che determinati risultati e determinati parametri statistici potessero dare una valenza probabilistica alla strategia, conferendole quella certa capacità di produrre risultati in linea con le aspettative anche in futuro, su dati mai visti, mai usati nel processo di ottimizzazione.

E poi SPERARE che a fronte di eventi completamente nuovi e imprevedibili non andasse tutto in frantumi.

Nel momento peggiore della crisi scatenata dal coronavirus il mio portafoglio si è trovato in perdita teorica del 27% circa.

L’ho scritto chiaramente nella pagina dedicata alla strategia naked put selling.

Ed è ancora lì, scolpito nella pietra.

E vi resterà, perché deve restare a disposizione di chiunque abbia bisogno di quella informazione per decidere se aderire al servizio oppure no.

Perché ritengo che chi legge debba poter valutare davvero se un servizio può fare al caso suo oppure no.

E mentire per vendere qualche abbonamento in più non è nella mia natura.

C’è stato un momento in cui sono andato sotto del 27% sul capitale allocato alla strategia.

Roba da ridere, per molti.

Un incubo per molti altri.

Io ho cercato di rimanere sempre sereno, ma in tutta onestà, te lo ripeto, c’è stato un momento in cui ho visto veramente nero.

Me la sono fatta sotto.

Perché mentire?

Perché fare il fenomeno, dire che il coronavirus mi fa un baffo, che i miei sistemi sono a prova di qualsiasi cosa?

Senza contare che chi è stato colpito dal coronavirus a livello personale potrebbe anche (giustamente) prendersela nel sentire qualcuno dire che il coronavirus non lo ha toccato minimamente.

Il coronavirus ha colpito persone che conosco, o che conoscevo.

Sì, qualcuno non ce l’ha fatta.

Io non ne sono stato colpito, fortunatamente, almeno fisicamente.

Psicologicamente parlando è un altro paio di maniche.

E al di là dell’aspetto umano della cosa, da non trascurare, mi ha segnato come professionista del trading.

La verità è che ad un certo momento io mi sono trovato a pensare di essere fregato, di non riuscire a sopravvivere finanziariamente.

Mi sono anche detto che ero stato presuntuoso a pensare di poter aver trovato un modo di guadagnare sistematicamente sul mercato, perché chi ero io per presumere di poter sopravvivere quando tante persone intelligenti e competenti sono finite a gambe all’aria a marzo 2020?

Sai quando il destino ti da uno schiaffo così forte da farti dubitare di tutto quello di cui eri stato convinto fino a lì?

“Io non sono nessuno, come posso pensare di sopravvivere a mercati così difficili come questi?”

Questo ho pensato ad un certo punto.

Questo è un momento che nella vita di un trader prima o poi arriva.

Pensi di aver trovato la chiave, il sistema perfetto, la via per un futuro radioso.

Ma poi il mercato ti ricorda chi è che comanda.

Ti sbatte giù e ti calpesta con violenza.

Ti passa sopra con l’auto e poi fa pure retro-marcia.

Eppure sono ancora qui, oggi.

Tuttora spaventato e cauto.

Come non mai.

Prudente in ogni mia mossa, timoroso…

E soprattutto con la testa bassa.

Se ti venissi a dire che sono figo, che avevo previsto tutto, che i miei modelli la sapevano più lunga del mercato, che solo io avevo capito tutto…

Da zero a mille quanto ti arrabbieresti?

Ai tanti studenti che tra Padova e Milano stanno seguendo – rigorosamente a distanza – i miei corsi di trading quantitativo ripeto sempre un concetto più di ogni altro: il rischio è l’unica cosa che conta.

Il resto sono puttanate (scusa la franchezza).

Il segreto non è riuscire a prevedere i mercati, cosa peraltro impossibile (e chi ti racconta che ci riesce dice solo puttanate).

Quanti fenomeni di Facebook sono spariti con questo scrollone?

Ma come, non erano capaci di prevedere il futuro?

E perché lo scrollone li ha massacrati?

Il segreto, per quanto banale possa sembrare, è assecondare i mercati, non cercare di anticiparli.

Sapendo cosa fare nel momento in cui ti si girano contro.

Sono ormai dieci anni almeno che ho smesso di cercare di prevedere il futuro.

Il sistema finanziario è troppo complicato.

Ci sono troppe variabili, molte delle quali completamente fuori da qualsiasi controllo umano.

Ci sono ambiti meno complessi di quello finanziario, eppure in buona parte imprevedibili a loro volta.

Prendi la meteorologia: le previsioni del tempo non sono influenzate dalle emozioni umane.

Che domani ci sia il sole o che piova non dipende da come le masse di individui reagiranno psicologicamente alla notizia che domani piova o che ci sia un sole che spacca le pietre.

Eppure anche i più bravi meteorologi non riescono a prevedere il tempo oltre 3-4 giorni avanti, perché ci sono troppe variabili.

I mercati finanziari sono molto diversi.

Mille volte peggio.

Perché oltre alle news bisogna mettere in conto anche come le masse di investitori potranno reagire a tali news.

E ti sfido a poter anticipare come tutti gli attori presenti sul mercato di fronte ad un certo dato macro potranno reagire al dato stesso.

Sei convinto di poterlo prevedere?

Vai da un buono psicanalista, perché ne hai seriamente bisogno.

Perché passerai la vita ad inseguire una chimera, e prima capirai che è impossibile meglio starai.

E ti risparmierai sonore perdite.

Il rischio è l’unica cosa che possiamo controllare.

E quindi l’unica cosa da fare è imparare a misurare il rischio potenziale di qualsiasi nostra decisione, e decidere le contromisure da attivare al bisogno.

Il resto, per dirla in termini Oxfordiani, è solo “intellectual wanking”.

Buon lavoro,

Domenico