Per te conta di più quanto guadagnerai domani o nei prossimi dieci anni?

L’era del tutto e subito.

Così verrà giudicata dai posteri la nostra era.

Sarà colpa di Google, che in una frazione di secondo ci dà le risposte che cerchiamo su qualsiasi cosa.

Sarà colpa di Amazon, che ormai in giornata ci consegna a casa qualsiasi cosa compriamo senza muoverci dalla scrivania.

Tre clic sullo smartphone e in quattro e quattr’otto ci riempiamo di cose inutili.

È diventato talmente facile spendere in pochi secondi che a volte nemmeno ragioniamo a fondo su quello che compriamo.

Non ci fermiamo a pensare se ne abbiamo davvero bisogno.

Perché poi c’è altro da fare, persone da incontrare, attività da completare…

Sempre di corsa!

Com’era la storia che la tecnologia doveva semplificarci la vita e farci risparmiare tempo?

Non so te, ma io tutto sto tempo libero grazie al computer e allo smartphone lo devo ancora vedere…

Sarà perché siamo sempre attaccati a un terminale.

E se non è per chat o telefonate lo guardiamo lo stesso per qualche altro motivo, e se non c’è niente che dobbiamo fare ce lo inventiamo.

Perché lo smartphone ormai è diventato una propaggine dei nostri corpi, un prolungamento delle nostre mani.

Certo, è facile dare la colpa alla tecnologia.

Scaricarsi la coscienza dicendosi che ormai il mondo si è messo sull’avanti veloce e non si trova più da nessuna parte il tasto stop.

Nemmeno rallentare è concepibile.

Figuriamoci fermarci un momento!

Sarà colpa della tecnologia se tutto ha accelerato così?

O forse no?

Forse non solo, almeno?

Non sarà forse anche colpa mia e di mia moglie, che ogni volta che le nostre figlie non conoscono una parola inglese e ce ne chiedono il significato rispondiamo loro all’istante, invece di dire loro di cercarsela sul dizionario (o su internet, tanto per cambiare)?

Non sarà anche colpa mia che quando devo spiegare a mia figlia dove sono i Carpazi apro Google maps invece dell’atlante geografico illustrato della DeAgostini, che sta sul mobile di fianco alla mia scrivania?

Manco dovessi scartabellare i cataloghi polverosi di una vecchia biblioteca per trovarlo…

Ma diciamocela tutta: chi ha voglia di dover consultare l’indice, e andare a cercare la tavola giusta, e poi la riga e la colonna col dito…?

Bastano due clic e quelle sette lettere digitate nel campo di ricerca per avere la risposta immediata.

Attimi di panico oggi in casa mia: sul libro di storia salta fuori la famigerata Prussia e stranamente mia figlia salta su e ci chiede dove sia sta fantomatica Prussia.

Dico stranamente perché di solito se non sa una cosa che sta leggendo non si prende il disturbo di andarsela a cercare da qualche parte: troppa fatica, pare…

E ci vuole troppo tempo.

Dov’ero rimasto?

Ah, sì, la Prussia.

Lunghi attimi di silenzio generale.

E adesso che le racconto?

Ma tu lo hai mai saputo dove diavolo fosse la Prussia?

Avrei potuto dirle di cercarselo su Google, ma ho avuto un moto di risveglio cerebrale e ho deciso di fare una cosa veramente alternativa.

Ho fatto uno sforzo immane e ho aperto l’atlante storico.

Sono rimasto fermo per qualche secondo nel tentativo di capacitarmi di come io abbia potuto fare qualcosa di così rivoluzionario.

Solo qualche secondo, eh?

Non abbiamo mica tempo da perdere qui…

Grande invenzione l’altante storico: ti racconta la storia sulle mappe geografiche.

Contestualizzare la storia su una mappa geografica ti fa vedere le cose da una prospettiva che altrimenti non avresti.

Ma guarda, ho riscoperto il piacere di consultare un libro!

Sai che c’è?

Che in fondo in fondo il problema siamo noi.

Non abbiamo più pazienza.

Non riusciamo a riflettere sulle cose abbastanza da guardarle da più punti di vista.

Da capirle davvero.

Non abbiamo tempo per informarci sulle questioni importanti.

Non abbiamo tempo di confrontarci seriamente con gli altri, scambiare idee, ragionare, mettere in dubbio ciò che crediamo di sapere.

Sputiamo sentenze su tutto e tutti senza un vero confronto.

Liquidiamo questioni importanti in pochi momenti, usando frasi fatte e magari riciclando il pensiero di qualcun altro, del quale nemmeno conosciamo gli scopi.

Viviamo l’era dei social e siamo molto più asociali oggi che mai.

Perché fermarsi a riflettere ormai è un lusso.

La pazienza.

E chi ne ha più, ormai?

Sarà anche colpa di questa società frenetica che abbiamo costruito, in cui tutti noi vogliamo tutto e subito, perché a nostra volta dobbiamo dare qualcosa subito a qualcun altro e quindi non possiamo concederci il lusso di attendere.

Ed è così che passo dopo passo la fretta è diventata il leight motive di qualsiasi manifestazione della nostra quotidianità.

Non abbiamo più pazienza.

Questo è il problema.

Anche laddove ci vorrebbe pazienza, capacità di aspettare, di stare fermi quando non è il momento…

E sono arrivato a parlare di investimenti.

L’ho presa larga stavolta, eh?

Scommetto che dopo aver letto il titolo non ti aspettavi questa tiritera filosofica sulla vita di oggi.

Spero di non averti annoiato, in effetti.

Volevo condividere alcune riflessioni.

Magari un po’ banali, se vuoi.

Ma chi si ferma più a riflettere?

Volevo anche condividere con te quei momenti di vita quotidiana che oggi mi hanno portato a fermarmi un momento.

Perché poi tutto è partito da lì.

In effetti mi sta salendo il panico, perché questo rallentamento mi ha portato ad essere in ritardo su diversi fronti!

Parliamo di investimenti allora, che poi è il tema che ci preme davvero.

E ripartiamo dalla domanda che ti ho lanciato all’inizio: nel trading ti interessa di più quello che guadagnerai domani o quello che guadagnerai in media nei prossimi dieci anni?

Se la risposta è la prima, è stato bello conoscerti.

Io non sono la risposta alle tue domande.

Io ho un punto di vista diverso.

Perché guardo sia a domani (le bollette arrivano tutti i mesi, la spesa la devo fare tutte le settimane…) che avanti dieci anni, venti, trenta.

Domani è importante tanto quanto il 2050 (sperando di essere ancora al mondo).

Perché devo pianificare la mia vita sia per ciò che mi richiede oggi sia per ciò che mi richiederà domani, per le fasi attraverso le quali mi troverò a passare.

La famiglia, figlie che crescono, che avranno necessità diverse negli anni.

Le mie strategie devono portare flussi reddituali ogni mese, con la minore volatilità possibile, con la maggiore stabilità possibile.

Non mi interessa guadagnare mille euro oggi e domani poi chissà…

Meglio mille euro al mese costanti per i prossimi dieci anni, o no?

Certo dipende dal capitale a disposizione.

Se le disponibilità sono sufficienti, i mille euro al mese possono essere anche duemila, o cinquemila.

Ma è sempre tutto proporzionato.

Se parti da diecimila e vuoi averne cinquemila al mese torna su una ventina di righe: è stato bello conoscerti.

Ma ho una buona notizia per te: clicca qui se vuoi incassare mille euro alla settimana sul Forex con un deposito di soli 200 euro.

No, scusa, stavo scherzando.

Io sono una persona molto concreta.

Preferisco dirti le cose come stanno anche se magari vorresti che ti raccontassi una favola diversa.

Negli anni mi sono specializzato in strategie cash flow, perché preferisco guardare al futuro che ai prossimi cinque minuti.

È vero che io potrei anche non esserci in quel futuro, ma qualcuno qui resta e deve poter tirare avanti.

Il gioco d’azzardo non è di casa qui, perché l’effetto di un trading kamikaze si farebbe sentire soprattutto su chi verrà dopo di me.

Per me il domani è importante tanto quanto l’oggi.

A prescindere.

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Buon percorso.

Domenico