Come sopravvivere agli scrolloni seri

“Vi invito a rimanere sereni nonostante quello che sta accadendo sui mercati. Usciremo dalle posizioni azionarie con il tempo e la pazienza necessari. Ma soprattutto amministrando bene il capitale. Il problema principale in situazioni come questa non sono le perdite temporanee in conto capitale, ma i margini di garanzia, che possono letteralmente esplodere e costringere a chiudere posizioni in perdita per rientrare. Mai come in queste situazioni si apprezza aver messo sul conto 25mila euro anche se ne vengono usati solo 3-4mila per l’operatività. Quel cuscino di sicurezza che avete sul conto serve proprio a non farsi schiacciare da momenti come questo. Che è vero che capitano raramente, ma ne basta uno per massacrare chi non sta attento. Buon lavoro a tutti e lasciamoci scivolare addosso questo scrollone.”

Questo è il messaggio che hanno ricevuto questa mattina su Telegram gli iscritti al workshop Naked Put Selling.

Abbiamo due posizioni azionarie aperte per effetto di put vendute il mese scorso e scadute in the money.

A fronte di quelle posizioni azionarie abbiamo venduto altre put su quei titoli e abbiamo venduto put su un terzo titolo.

E siamo sotto.

Sicuramente verremo esercitati anche su quelle, e quindi avremo ulteriori posizioni azionarie da gestire.

Rientra nell’ordine delle cose.

Rientra nell’ordine della strategia, che è stata testata su dati storici reali dal 2008 ad oggi.

Quindi è già passata attraverso la tempesta perfetta.

Ha gli anticorpi.

Sappiamo che funziona.

E che funzionerà.

Abbiamo allocato alla strategia molto più capitale di quello che serve normalmente per farla girare.

Ma lo abbiamo fatto perché dovevamo essere pronti a superare un momento come questo.

Anche se magari si sarebbe presentato tra cinque anni.

Alla fine resteremo in piedi anche (o forse soprattutto?) perché siamo stati previdenti e prudenti.

Sappiamo che ci vorrà tempo.

Sappiamo che ci vorrà pazienza.

Sappiamo che ci metterà alla prova, perché non sarà facile stare a guardare le posizioni azionarie in perdita che recupereranno lentamente, dopo essere andate giù così prepotentemente in pochissimo tempo.

Ma nel frattempo incasseremo flussi di cassa periodici, che mese dopo mese abbasseranno il prezzo medio di carico, permettendoci di recuperare progressivamente.

Con un lento lavoro ragionato.

Che ci permetterà di guardare al mercato con il necessario distacco.

Che ci permetterà di non dover rincorrere ogni rimbalzo sperando che sia la fine della discesa.

Che non ci manderà in stop loss ogni tre secondi ad ogni nuova finta in su o in giù del mercato.

Che non ci costringerà a mettere stop larghi perché la volatilità alta lo richiede.

Mi ci sono voluti dieci anni di lavoro per raggiungere la consapevolezza che io non sono fatto per un trading direzionale.

Non mi vergogno affatto di ammetterlo:

io non sono capace di gestire lo stress di un trading direzionale.

Ah, che liberazione…

In un mare di millantatori di profitti stratosferici, che non sbagliano mai, che sanno affrontare qualsiasi tempesta…

Io ammetto di non saper gestire lo stress che tutto ciò richiede.

Non perché io non abbia strategie valide.

Quelle le ho.

Ma non riesco a rimanere impassibile davanti allo schermo.

Non solo quando le cose vanno male.

Anche quando vanno bene!

È pazzesco, lo so.

Ma è così.

Quando nel mio portafoglio in real time vedo posizioni che guadagnano tanti soldi non riesco a rimanere fermo in attesa di arrivare al target che mi sono prefissato.

Potrei mettere dentro l’ordine di uscita e spegnere il computer.

Andare a fare una passeggiata, stare con qualcuno a cui voglio bene, leggere un libro, guardare un film.

Ma non ci riesco.

È più forte di me!

Ogni 5 minuti sbircio lo schermo.

E se vedo che il profitto si riduce mi parte il riflesso condizionato.

Il dito va da solo a fare clic sul pulsante di vendita (o di acquisto, se sono short).

Sembra che il muscolo della mano sia scollegato dal cervello…

Poi ovviamente arriva il target, e mi maledico per non essere stato ligio.

E nell’operazione successiva decido di essere ligio.

E ovviamente manca il target, si gira, va in stop.

Ma vaff….

Non fa per me.

Ci ho messo un bel po’ a capirlo.

Ma come si suol dire… Meglio tardi che mai!

Potrei risolvere il problema automatizzando le procedure?

E chi ce la farebbe ad affidare tutto ad un computer nel bel mezzo di un cigno nero?

Chi può resistere alla tentazione di staccare la macchinetta in momenti come questo?

Anche a rischio di perdere occasioni, perché sicuramente qualche occasione andrà persa.

Chi se ne frega…

Io voglio vivere sereno!

L’unico modo per me di fare trading oggi è non dipendere da quello che succede sul mercato.

Guadagnare di meno.

Certo, da qualche parte la coperta va tirata.

Ma senza preoccupazioni.

È così semplice?

No.

Non ti mentirò dicendoti che è facile.

Perché facile non lo sarà mai.

E non lo è stato nemmeno per me.

In certi momenti non lo è nemmeno oggi.

In un momento come quello che viviamo oggi non è per niente facile.

Ma si va avanti perché si ha la consapevolezza che se ne uscirà.

Questa situazione mi ha fatto tornare in mente un libro bellissimo che ho letto qualche anno fa.

Scritto da un personaggio molto controverso: Ennio Doris.

Banchiere di grande successo, fondatore di Banca Mediolanum, una delle banche più solide d’Italia.

Odiato da tanti, forse a ragione o forse no, non spetta a me giudicare.

Tempo fa ha scritto un libro che racconta la sua storia.

È divertente, a tratti.

Ma soprattutto è fonte di ispirazione, in tanti momenti.

Il titolo è molto evocativo: “C’è anche domani”.

Ecco, lo prenderò come motto per sopravvivere a questo momentaccio sui mercati: c’è anche domani.

Domani scopriremo che abbiamo superato la tempesta.

Con un lavoro metodico, studiato, efficace.

Buon domani.

Domenico Dall’Olio

p.s.: ah, dimenticavo, se vuoi qualche informazione sul workshop Naked Put Selling trovi tutto qui —–>>>>>