La terza chiave di valutazione delle competenze: REPLICABILITA’

mettiamoci in riga

Forse non ci crederai, ma pochissime strategie che vengono proposte al pubblico degli aspiranti trader sono veramente replicabili.

E le ragioni sono molteplici.

Punto numero uno: molte strategie offerte su internet non sono ben spiegate da chi le propone.

Vuoi perché sapersi spiegare bene non è da tutti.

Vuoi perché per sapersi spiegare bene bisogna avere voglia di farlo.

Vuoi perché vendere segnali senza alcuna spiegazione sul perché e il per come è molto più comodo che far capire tutto a chi li riceve.

Vuoi perché molte volte se ti metti a spiegare tutto per filo e per segno dopo un po’ si capisce che stai vendendo false speranze, quindi si manifesta la diffusa tendenza a dare meno dettagli possibile, il minimo sindacale in termini di spiegazioni.

Che si tratti di scelte di comodo o derivanti da incapacità manifesta di trasmettere ciò che si fa, il risultato non cambia: chi riceve i segnali operativi di terzi non riesce a replicarne i risultati.

“Ma questo – potrai obiettare – accade perché quando ricevi un segnale operativo comunque entrano in gioco le tue emozioni, quindi sei portato a mettere in discussione il segnale stesso”.

Sì!

Ma questo perché accade?

Semplice: perché non sei convinto di quello che ti viene detto di fare.

È un problema di fiducia.

Puro e semplice.

È già difficile seguire pedissequamente i segnali delle proprie strategie di trading, specie quando vanno in drawdown, figuriamoci quelli delle strategie di qualcun altro.

Che ne sai che non ti stia raccontando delle sciocchezze?

Che ne sai che i risultati che ti prospetta sono concreti?

E se anche non ti sta raccontando delle sciocchezze, chi ti assicura che le sue strategie non andranno in drawdown proprio quando inizierai a seguirle tu?

E se dovesse succedere questo come potresti essere sicuro che le sue indicazioni in termini di capitale necessario per far fronte a periodi di burrasca e poter continuare poi a fare trading per cogliere una successiva fase positiva fossero corrette e non ottimistiche?

Questo è un punto focale, su cui pochi si fermano a pensare: quanti soldi servono davvero per seguire i sistemi dei guru di Facebook?

Raramente ti viene data questa informazione.

Se te la danno, spesso è vaga o intenzionalmente sbagliata.

Altre volte è inconsciamente (fatto gravissimo!) errata, perché chi ti propone un sistema non sa neppure come valutare la necessità di capitale per metterlo in piedi e farlo funzionare…

Se sei sfortunato vieni buttato fuori dal mercato prima di raccogliere i frutti.

Ti è mai capitato?

Ti dicono che sono sufficienti poche migliaia di euro sul conto e tu parti speranzoso con i tuoi sudati risparmi, magari quel poco che sei riuscito a raggranellare dopo un periodo di duro lavoro.

Ma i mercati non ti vengono incontro, si inanella una sequenza di perdite – magari perfettamente in linea con la storia della strategia, quindi assolutamente normale – che però ti distrugge, psicologicamente e finanziariamente.

E non riesci più a seguire i segnali che ti arrivano, troppo timoroso di prendere un altro stop, quello che ti abbatte definitivamente, che ti rende impossibilitato a cogliere il segnale successivo.

Magari proprio quello che segna l’inizio della riscossa.

Quanti trader hanno gettato la spugna all’alba di una nuova gamba rialzista dell’equity line?

Si è perso il conto!

E il problema è che finiscono per farla sembrare colpa tua, sempre e a prescindere.

Un altro problema di larga portata è rappresentato dalla tempestività richiesta per onorare i segnali che si ricevono: in questo senso possono fare danni immani le strategie di breakout di livelli di prezzo importanti, su cui si concentra una elevata attenzione da parte del mercato.

Soprattutto se il segnale non viene dato tempestivamente e a riceverlo vi sono molti trader: l’effetto può essere dirompente e il movimento di prezzo finisce spesso per auto-alimentarsi, premiando soltanto i pochi più veloci ad inserire gli ordini.

Esempio emblematico: un titolo in fase laterale di breve periodo sta per rompere al rialzo la parte alta del canale.

Il trader che invia i segnali ha già pronto in macchina l’ordine sul suo conto personale; tu sei in attesa, ma non sai quale titolo ti verrà indicato di comprare, né esattamente quando; quindi resti incollato al monitor del computer e allo schermo dello smartphone in attesa dell’sms.

Non appena si verifica il breakout (e il trader è entrato) il segnale via sms, telegram, whatsapp, o quello che è, viene inviato a tutti gli iscritti.

Il breakout ha probabilmente attirato l’attenzione di molti trader sul mercato e il movimento di prezzo si allunga per effetto della mole di acquisti concentrati in quel momento.

I primi che ricevono il segnale, bene che vada almeno 30-40 secondi in ritardo rispetto al trader, devono interpretare il messaggio, aprire il book del titolo (fino a un momento prima non sapevano di dover negoziare proprio quello), inserire l’ordine e mandarlo a mercato.

In simili situazioni è facile trovarsi di fronte ad un primo grande problema: l’operazione del trader è nata con un determinato rischio e rendimento.

Seguirla ad un prezzo maggiore significa perdere di più se va male, guadagnare di meno se va bene.

E questo già di per sé ha compromesso la replicabilità del segnale.

Quindi bisogna prendere una decisione: accettare questo trade-off tra rendimento potenziale e rendimento reale, rischio potenziale e rischio reale, oppure ricalcolare le quantità in modo che almeno il rischio rimanga lo stesso.

E questo significa avere sotto mano una calcolatrice, perdere ancora qualche secondo…

E intanto il mercato si muove…

Oppure si può inserire l’ordine così come è stato inviato, correndo il rischio di rimanere tagliati fuori se il prezzo non ritraccia neanche un po’.

Oppure ancora, si può comprare una metà della posizione al prezzo corrente di mercato e inserire un ordine per l’altra metà al di sotto del prezzo indicato dal trader, sperando che un ritracciamento di prezzo permetta di mediare la posizione al prezzo suggerito.

Qualsiasi sia la scelta adottata, il risultato è facilmente intuibile: non riuscirai mai a replicare la performance del trader che ti ha inviato il segnale.

Più elevata la frequenza dell’operatività, tanto più si esasperano i problemi: pensa ai tanti servizi di segnali intraday su futures o CFD presenti sul mercato oggi.

In fondo se ti affidi ad un professionista e decidi di seguire la strategia da lui proposta devi fidarti, e seguire tutti i segnali operativi che ti vengono inviati: nel momento in cui decidi di effettuare una cernita dei segnali stessi – per una ragione o per un’altra – l’unico risultato certo è quello di stravolgere il profilo di rischio e rendimento della strategia, per infilarti in una strada che nessuno sa dove possa portarti.

In tutto ciò si annidano due rischi contrapposti, ma entrambi di portata importante.

Da un lato ti potrà capitare la sfortuna di ottenere risultati peggiori del trader, il che sarà immediatamente causa di grande frustrazione, cui seguirà molto probabilmente una fase di ulteriore diradamento dei segnali seguiti, con risultati sempre mediocri, e infine l’abbandono della strategia, oppure la decisione di filtrare i segnali che ti arrivano, decidendo di volta in volta quali seguire e quali no, spostando gli stop loss e i take profit, modificando le dimensioni delle posizioni.

Dall’altro ti potrà capitare la fortuna di ottenere risultati migliori del trader.

E penserai di essere più bravo o più furbo.

E continuerai ad interpretare a tuo piacimento i segnali, filtrandoli secondo le tue personali inclinazioni.

Finché non arriverà il drawdown, e non saprai più se fidarti di te o del trader.

E ancora una volta si presenta il dilemma: se decidi di affidarti ad un servizio di segnali operativi ti ci devi affidare completamente; ma se non sai fino a che punto puoi fidarti non riuscirari mai ad affidarti senza mai avere dubbi o perplessità, senza, prima o poi, voler inserire nella ricetta anche i tuoi ingredienti personali.

Se poi non hai la possibilità di essere costantemente davanti al monitor il problema si esaspera: pensa anche allo stress piscologico del trovarsi magari presi da un impegno di lavoro nel momento della giornata in cui di solito arrivano gli ordini operativi.

Sai che potresti perdere qualche buon segnale (che già potresti perdere anche solo parzialmente per i problemi discussi poco sopra) e che non puoi farci nulla.

Quando finalmente ti trovi libero di buttare un occhio alla piattaforma i prezzi si sono già mossi talmente tanto che non puoi più seguire le operazioni consigliate: non ne vale la pena.

Il problema si può risolvere in diversi modi, in effetti.

L’automazione delle strategie è il più efficace.

Ma per poterlo fare devi conoscere il codice della strategia impiegata.

Qui i casi sono due: o il trader usa metodi discrezionali, e quindi non automatizzabili, oppure sistematici, ma di certo non li viene a raccontare a te.

Un conto è venderti i segnali, tutt’altra cosa condividere con te i suoi segreti industriali!

Ma ci sono anche soluzioni più semplici e perseguibili: se i segnali vengono dati con largo anticipo e il momento preciso in cui si mette a mercato l’operazione non è vincolante il problema non si pone proprio.

È proprio a questo che ho lavorato per tanti anni: alla definizione di strategie “lente”, che possano essere implementate da chiunque senza alcun bisogno di essere tempestivi, soprattutto perché i segnali vengono forniti con un certo anticipo, quindi si possono seguire senza difficoltà.

Del resto in un campo come il mio l’automazione sarebbe difficile da implementare, quindi la riduzione ai minimi termini della necessità di essere veloci è la migliore soluzione possibile.

Quella che offre la miglior garanzia di replicabilità delle strategie.

Ancora, le metriche delle strategie sembrano essere materia totalmente oscura per molti fornitori di segnali operativi.

E anche quando vengono fornite le metriche delle strategie spesso non sono divulgati alcuni parametri fondamentali.

La volatilità dei profitti, per esempio: ci sono strategie che guadagnano bene solo grazie a poche operazioni molto profittevoli, che però si manifestano raramente.

La maggior parte delle operazioni risulta quindi essere per lo più un “rumore di fondo”, che non porta né utili né perdite, soltanto costi operativi e stress.

Queste sono tra l’altro le classiche strategie con le quali basta avere la sfortuna di perdersi uno dei pochi trade veramente validi per vedersi inficiati i risultati complessivi.

Questo è un aspetto tremendamente sottovalutato: non si può dipendere da poche operazioni “fortunate” per ricavare i frutti del proprio lavoro.

I rendimenti delle strategie devono avere una certa costanza, oserei dire quasi una certa “morbidezza”.

In questo senso è importante la volatilità dei profitti: si tratta appunto di una misura di quanto si dipenda da poche operazioni molto positive o piuttosto da risultati buoni costanti.

Un altro aspetto fondamentale di una strategia è quanto remuneri il rischio potenziale cui espone: il picco massimo dell’equity rapportato al valore assoluto del massimo drawdown storico.

Si tratta di una misura fondamentale, poiché ti dice quante volte viene remunerata la sofferenza che devi essere preparato a sopportare nelle fasi negative della strategia.

In molti casi non è dato sapere se nelle equity line siano conteggiate le commissioni di negoziazione.

Un parametro che magari incide poco se si fanno 50 operazioni l’anno – e che comunque deve essere computato, se non altro per correttezza professionale – ma che sposta significativamente le equity line se le operazioni diventano 500, o peggio ancora 5000.

Io ti insegno ad applicare strategie in opzioni semplici, usate anche dagli hedge funds, che ti permettono di far crescere il tuo capitale con una operatività alla tua portata, con costi contenuti e senza troppi pensieri, con un impegno operativo mensile ridotto, totalmente replicabili.

Prendi la vendita mensile di opzioni put su azioni, per esempio. Ecco come funziona:

  • ogni terzo venerdì del mese, alla scadenza delle opzioni, si studia un posizionamento per il successivo mese tecnico, su una rosa di titoli azionari statunitensi;
  • verso la fine della giornata si immettono gli ordini, a prezzi con i quali generalmente si ottiene una esecuzione immediata;
  • poi si aspetta la scadenza, il mese successivo. Si osserva quello che è successo, si aggiustano le posizioni che richiedono gestione, si impostano le operazioni successive.

Fine.

Un’ora al mese di lavoro.

Puoi diventare ricco con questa metodologia?

No.

Perdonami la franchezza, ma te lo avevo preannunciato che ti avrei detto la nuda e cruda realtà.

E se il tuo obiettivo è diventare ricco ti dico subito che io NON sono la persona giusta per te.

Se vuoi diventare ricco troverai tanti guru generosi ed altruisti su Facebook e Instagram, pronti a metterti a disposizione le loro strategie per condividere con te anni e anni e anni e anni e anni e anni di sudato lavoro sui mercati perché vogliono la tua felicità ogni altra cosa.

Sì, sto facendo del sarcasmo.

Severo, ma giusto, credimi.

Io ti offro una strategia con bassa volatilità dei rendimenti e scalabile in funzione del capitale che hai, chiavi in mano, senza bisogno di interfacciare sistemi complessi, apprendere API e altre diavolerie, senza dover comprare server su cui appoggiare il sistema e senza biogno di automatizzare il processo.

Ma devo ripeterlo un’altra volta: non ti prometto di renderti ricco in breve tempo e senza sforzo.

Anzi, la prima cosa che devi metterti in testa è che i risultati non sono miracolosi e comunque richiedono pazienza.

L’ho dovuto imparare io per primo questo concetto.

Ed è dura imparare ad essere pazienti.

Io lo so bene perché ci sono passato.

Sono stato molto impaziente per tanto tempo, poi ho capito che dovevo imparare a cambiare.

È necessario.

E devi anche imparare a convivere con gli errori.

Come ho imparato io, seppure con il tempo e un certo impegno mentale.

Perché anche se qualcuno cercherà di convincerti del contrario i drawdown sono parte integrante di qualsiasi strategia.

I drawdown sono parte anche delle mie strategie.

Ma chiamiamoli all’italiana, perché bisogna anche che li chiamiamo con il loro nome.

Le perdite.

Questo sono i drawdown: perdite.

Periodi di sofferenza, finanziaria e psicologica.

Chiamarli drawdown sembra quasi un modo per ridurne l’impatto sulla nostra psiche, come se etichettandoli all’inglese facessero meno male.

Mentirei spudoratamente se ti dicessi che con le mie strategie fin da subito vedrai i tuoi meritati guadagni e che le perdite le guarderai col binocolo.

Non posso assolutamente garantirti che le mie strategie non andranno in perdita proprio nel momento in cui inizierai ad applicarle anche tu.

Posso solo dirti che in funzione delle informazioni in mio possesso qualsiasi eventuale drawdown verrà riassorbito e più che compensato dai profitti seguenti.

Ma non chiedermi se ci vorrà una settimana, un mese o tre mesi.

Perché non sono in grado di risponderti.

Io posso solo spiegarti come si esce dalle perdite.

E che è normale subirle, come anche uscirne con un lavoro sistematico.

Con un lavoro fatto bene.

Con la necessaria pazienza.

Ma con strategie semplici e veramente perseguibili.

È la mia missione: ti offro strategie semplici da capire e implementare.

E soprattutto reali.

Ora permettimi di spiegarti perché dovresti almeno dare una chance alle opzioni, e a me

Ti ho fatto una lunga filippica, lo so.

Ma era necessaria.

E non ho ancora finito, quindi non illuderti!

Perché una larga parte degli operatori di questo settore ha fatto un enorme lavoro di ri-programmazione dei nostri cervelli, per convincerci di alcune solenni cavolate.

Ci hanno lobotomizzati per convincerci che loro hanno in tasca il segreto del successo.

Ci hanno sommersi di libri, di articoli, di siti internet e di corsi per farci credere che guadagnare in Borsa sia facile e alla portata di tutti.

Se pensi di poter vincere con l’analisi tecnica, ti sbagli.

Perderai un sacco di tempo dietro alla ricerca di pattern che possano funzionare, cadendo sempre nella trappola dell’ottimismo.

Quindi o ti specializzi in tecniche informatiche di analisi, testi centinaia di sistemi, ti studi le equity alla ricerca di ottimizzazioni, ti perdi nel check di sistema in sample e out of sample, impari cos’è e come si fa l’analisi walk forward, e comunque vivi sempre con la spada di damocle del possibile decadimento dei sistemi, oppure

prendi la via delle opzioni, lasci che il tempo lavori per te, fai un semplice screening mensile dei mercati, imposti gli ordini e poi stai a guardare.

Puoi anche comprare sistemi di terzi e usarli, ma dovrai – ogni volta che fai clic – fare uno sforzo di fiducia, senza sapere fino a quanto potrai sopportare le fasi di drawdown, senza sapere se ogni nuovo loss sarà in linea con il sistema, quindi normale, o se sarà un evento imprevisto, quindi tale da inficiare la validità del sistema stesso.

Dovrai comunque combattere ogni giorno con la tua voglia di cercare di fare meglio, con i tuoi istinti che ti porteranno a non seguire alcuni segnali perché non ti piacciono, quindi volente o nolente a modificare i parametri del sistema, facendolo diventare qualcos’altro di cui non conosci le metriche, senza mai sapere quindi cosa aspettarti, come intervenire di fronte alle difficoltà, se e quando fermarti perché qualcosa si è inceppato…

E se anche farai “il bravo” e rispetterai le indicazioni alla lettera non riuscirai quasi mai a replicare esattamente l’operatività suggerita.

E come mazzata finale verrai considerato un perdente.

Proprio da chi ti eroga un servizio che non puoi replicare.

Ti tratterà come se fosse colpa tua.

Minimizzerà i problemi del suo approccio.

Ti proporrà soluzioni che non risolvono nulla.

Io voglio essere diverso

Lavorare con me significa costruire qualcosa di importante per il tuo futuro, per la tua serenità, per la tua vita familiare, per la tua serenità lavorativa…

Io prendo un impegno serio nei tuoi confronti: voglio farti avere risultati reali.

Voglio che tu capisca appieno come si ottengono quei risultati.

Perché voglio che poi tu sia in grado di replicarli per conto tuo!

Non ti verrò mai a raccontare che in quattro e quattr’otto risolverai tutti i tuoi problemi grazie a me.

So che non sei stupida/o.

Chi ti prospetta risultati strepitosi non ha alcun rispetto per te.

Ti tratta come una/un bambina/o.

Si prende gioco di te.

E lo fa due volte: prima, facendoti promesse irrealizzabili, e anche dopo.

Quando non otterrai i risultati che ti ha promesso.

E cercherà di convincerti che è colpa tua.

Io mi arrabbio quando vedo certi servizi su internet perché o sono deliberatamente truffaldini o comunque indicano che neppure chi li offre si rende conto del loro scarso valore.

E l’ignoranza non solo non giustifica, ma è anzi una aggravante.

Io ho un approccio meticoloso, quasi maniacale, nel fare le cose.

Finché non sono convinto al mille per cento non mi presento da un cliente.

Perché non sarei mai capace di vendere qualcosa di cui io per primo non sono convinto.

Io sono trasparente.

Sono stato rimproverato per questo.

Pensa un po’…

Mi è stato rinfacciato che parlo troppo.

Nel senso che “rivelo” troppo.

Che svelo ciò che sta dietro alle tende del palcoscenico.

Mi è capitato diverse volte, in realtà professionali molto diverse tra loro.

La prima volta è stato oltre 20 anni fa…

Dovevo andare in giro a vendere sistemi informativi per conto di una azienda milanese.

Ero neo-laureato, cercavo di fare esperienze.

Mi sembrava buono quello che offrivo, ma già allora ero maniacale: volevo capire bene tutto.

Perché non puoi convincere il tuo potenziale cliente dei vantaggi di ciò che offri se tu per primo non sai davvero quali essi siano.

Sono stato liquidato dopo tre giorni.

Perché facevo troppe domande.

Le parole esatte furono “Domenico, sei un rompi-coglioni”.

Giuro.

Ovviamente il pacchetto informativo che dovevo vendere era una mezza fregatura.

Se facevi troppe domande te ne rendevi conto.

E quindi diventavi scomodo.

Un’altra volta mi è capitato durante una breve esperienza lavorativa in una SIM, che aveva una trading room nella quale ero stato invitato a collaborare.

Il direttore della sala era uno che faceva il fenomeno con un trading intraday su titoli sottili usando una alta leva finanziaria.

Si vantava di realizzare ogni giorno rendimenti eccezionali per conto dei clienti (dei quali peraltro gestiva direttamente i fondi, in contrasto con la legge, ma lasciamo stare).

Ma se gli andavi un po’ sotto scoprivi tanti proverbiali “cadaveri” in portafoglio.

Così quando mi sono messo a cercare di fare un po’ di seria educazione finanziaria ai clienti che venivano in sala, senza peraltro minimamente intaccare la leadership del capo…

Sono stato accompagnato alla porta.

Sì, anche quella volta mi è stato detto che sono un rompi-coglioni.

La trasparenza non piace.

A chi vende fuffa, ovviamente!

Anni fa scrivevo su diversi forum.

E un giorno sono arrivato a moderarne uno.

Sul quale poi sono stato etichettato come una “maestrina rompi-coglioni”.

Oggi ci scherzo su, e a volte mi vanto di portare questo titolo.

Ne sono orgoglioso!

Mi sa che hanno avuto tutti ragione a loro modo: io sono talmente meticoloso che alla fine sto sulle scatole a tutti.

Beh, proprio a tutti forse no, ma a quelli che sono poco seri sicuramente sì.

La mia è una battaglia continua

Serietà per serietà, ti confesso che con il mio lavoro ho risolto molti problemi, ma non tutti.

Sarebbe bello che ora tutto filasse sempre perfettamente liscio…

Purtroppo, non è così.

Come ti spiegherò dettagliatamente, se deciderai di essere dei miei, le mie tecniche mi permettono di operare con grande serenità e con un ridotto impegno in termini temporali, ma il mio lavoro non è finito qui.

Non esiste un punto di arrivo per me.

E nemmeno per te.

Se ci tieni a fare le cose per bene nel tuo lavoro sai perfettamente che ci sono sempre miglioramenti incrementali da raggiungere.

E che anche quando tutto sembra andare per il verso giusto c’è sempre mr. Murphy dietro l’angolo, pronto a darti una badilata nei denti quando meno te l’aspetti.

Ecco perché io ti chiedo di fare alcune cose, se deciderai di unirti a me:

  • studia i materiali che ho preparato per te e impara bene le tecniche che utilizzo;
  • approfitta dei dodici mesi di segnali operativi inclusi nei miei servizi per capire, per imparare a padroneggiare il metodo;
  • anche quando avrai imparato tutto quello che ti serve e sarai diventato autonomo, resta in contatto con me: scambiando idee e consigli reciproci riusciremo entrambi ad ottenere risultati sempre migliori.

Questo è quanto.

Spero di essere riuscito a farti capire chi sono.

Che tipo di persona ho scelto di essere.

E che vorrai unirti a me in questa battaglia contro i santoni e i millantatori.

Forse così riusciremo una buona volta ad innalzare l’asticella qualitativa della formazione finanziaria in Italia.

Se vuoi intraprendere questo viaggio fai clic qui —–>>>>>

Buon lavoro.

Domenico Dall’Olio