La seconda chiave di valutazione delle competenze: SEMPLICITA’

Lo sai che le strategie più semplici sono spesso quelle che funzionano meglio?

Le migliori strategie sistematiche di trading su futures, forex e azioni sono fatte di poche – a volte pochissime – righe di codice di programmazione.

Meno i segnali operativi sono soggetti a filtri ed ottimizzazioni, più efficaci, stabili e verosimilmente replicabili nel tempo risultano essere i loro risultati effettivi.

In poche parole, la semplicità è una condizione basilare per l’affidabilità delle strategie di trading.

“Devil is in the details: il diavolo è nei dettagli”, come dicono gli anglosassoni.

Nel trading questo è tanto più vero quanto più sono complesse le strategie: ogni meandro di una regola di trading presta il nascondiglio perfetto per una sovra-ottimizzazione, il più grande rischio che un trader sistematico può rischiare di affrontare.

Il trading in opzioni non fa eccezione: una operatività semplice, generata da semplici setup, con poche condizioni di filtro, è quella che in genere tende a dare i risultati migliori.

Il rischio del complicare troppo le strategie è di ridurre l’operatività effettiva a situazioni talmente uniche e particolari da rendere poco affidabili i risultati, con il rischio soprattutto di non riuscire affatto a replicare nell’operatività reale i risultati ottenuti nelle fasi di backtest.

Le strutture complesse, gli aggiustamenti costanti delle posizioni, l’utilizzo di strutture complicate basate sulle greche, sono tutti concetti da specialisti che perdono la vista e il sonno sui monitor.

Topi di biblioteca che in molti casi non ottengono risultati concreti tali da giustificare il fiume di complicazioni che si portano dietro nel loro stile di trading.

Troppo presi dai loro infiniti aggiustamenti per rendersi conto di essersi inutilmente complicati la vita da soli.

Non è un caso, infatti, che le strategie che vanno per la maggiore nel mondo degli hedge funds che trattano opzioni si basino su semplici vendite allo scoperto: delle banali naked put o degli altrettanto banali short strangle.

Strategie semplici, quasi banali, impostate al momento giusto e portate fino a scadenza, senza intervenire se non in casi estremi.

Queste sono le strategie su cui mi sono specialzizato io, e che puoi trovare in QuantOptions.

“Tutto qua?”, ti chiederai.

Sì, perché non è complicandoti la vita con strutture a dieci gambe che migliorano i risultati del trading in opzioni, bensì analizzando i mercati alla ricerca delle condizioni di base più favorevoli a determinate scelte strategiche.

E se fai un trading per scadenze, come quello che faccio io, è totalmente inutile andarsi a complicare la vita con indicatori da ottimizzare, formule matematiche da calcolare, strane curve da analizzare.

Perché alla fine comanda il prezzo del sottostante, non le greche, la volatilità implicita, le congiunzioni planetarie, il karma o i fondi del caffè…

Perché alla fine il valore a scadenza di una opzione è pari a sottostante meno strike o strike meno sottostante.

E siccome lo strike, quando lo hai venduto, è quello, l’unica variabile di cui ti devi preoccupare è il prezzo del sottostante.

Non ci sono più delta, gamma, vega e theta che contino.

Non c’è più tempo da capitalizzare nel prezzo.

Non ci sono più aspettative…

Solo la dura e cruda realtà: o avevi ragione su quello che il sottostante avrebbe (o non avrebbe) fatto o hai perso.

“Ma molti hedge funds che vendevano banalmente opzioni allo scoperto sono saltati per aria!”, obietterai allora.

È vero, anzi, verissimo!

Ma perché sono saltati per aria?

Perché vendevano opzioni allo scoperto o per qualche altro motivo?

Riformulo la domanda: la causa del fallimento di quei fondi speculativi è stata la strategia adottata o la sua mala-gestione (o addirittura la assenza totale di gestione)?

Ascolta uno che scrive perizie finanziarie e che recentemente ha scritto perizie finanziarie nell’ambito proprio di cause contro quei fondi che hanno bruciato i capitali dei sottoscrittori con strategie di vendita di opzioni mal gestite.

Analizzando l’operatività dei gestori di queste realtà sono emersi due tratti comuni onnipresenti: abuso di leva finanziaria e assenza totale di qualsiasi strategia di gestione del rischio.

Ricordi cosa ho detto più su?

Il trading è soprattutto un gioco di gestione oculata del proprio denaro.

Ed eccone la prova inconfutabile: l’abuso della leva porta ad Hamburger Hill, la collina dei trader buttati fuori dal mercato.

In tutti i casi, finché la barca andava i gestori incassavano laute commissioni di gestione e performance; ma non appena si manifestava un evento fuori dalla norma realizzavano perdite colossali, totalmente al di fuori dei parametri previsti dagli statuti.

E senza che i gestori intervenissero in alcun modo.

Avrebbero dovuto implementare sofisticati metodi di controllo dei rischi?

Astrusi modelli matematici di calcolo dei punti ottimali di intervento?

No.

Semplicemente un po’ di buonsenso, una banale strategia di stop-loss, un utilizzo più moderato della leva (sono andati ben oltre i limiti imposti dalle normative) e alla peggio l’inserimento di ordini automatici di copertura mediante sottostante, strategia che si può pre-impostare quando il mare è piatto, pronta ad attivarsi in piena autonomia e in totale automatismo non appena la marea si fa grossa.

Tutto il resto sono scuse e balle.

Scuse e balle.

La semplicità è la chiave.

La via per la serenità.

Per le tue rendite periodiche con un controllo minimo sui mercati ogni giorno.

Perché i compiti a casa io li ho fatti, e i numeri non mentono.

I numeri che ti presento con le mie strategie parlano chiaro.

Ti dicono tutto quello che devi sapere per prendere decisioni operative ragionate, consapevoli, efficienti ed efficaci.

Ti dicono quanto capitale ti serve, quale redditività ti puoi aspettare.

Con quali rischi.

Ah già, i rischi…

Purtroppo sì, devi mettere in conto anche quelli.

Chi ti dice che sui mercati si può guadagnare senza rischi non ha mai messo il proprio capitale sui mercati, non ha mai fatto una operazione reale, non ha equity line reali da mostrarti, non sa dirti neppure quale sia la remunerazione per il rischio delle sue strategie, uno dei parametri fondamentali di valutazione della bontà dei risultati di trading.

Non ha mai sperimentato il brivido che corre lungo la schiena ogni volta che fai clic e apri una posizione.

Un brivido che è un mix di eccitazione e di paura.

Eccitazione generata dalle aspettative di profitto motivate da studi che supportano le decisioni che metti in campo.

Paura instillata dalla consapevolezza che qualche volta comunque ci si sbaglia, non importa quanto buoni siano i compiti fatti a casa.

Ma tutto viene ricompensato da una equity line che progressivamente sale.

La semplicità di una strategia è il punto di partenza, il cardine, il pilastro primario.

A questo ho dedicato una larga parte dei miei studi e del mio lavoro.

Rendere tutto alla portata di chiunque.

Per me per primo!

Anche io ho bisogno di semplicità!

Tutto, dunque, è studiato per far sì che anche tu, che magari sei inesperto in questo campo, possa mettere in pratica le strategie che ti propongo, senza dover ciecamente replicare quanto ti dico e non capire per quale motivo si mettano a mercato certe scelte strategiche, quanto si rischi, quanto ci si possa obiettivamente aspettare di guadagnare.

Anche perché il problema della divulgazione delle strategie lo conosco bene: una corretta comunicazione è il primo elemento nodale della trasmissione di competenze, ma non è assolutamente sufficiente.

Necessario, ma non sufficiente. Il discorso, in effetti, è assai complesso e articolato.

E questo ci porta alla terza chiave.

Ne parliamo la prossima volta!

Buon lavoro.

Domenico