Finché tutto sale… Io sono inutile!

Un fortunato libro di trading di alcuni anni fa aveva un titolo molto evocativo: “Bella la Borsa, peccato quando scende”.

A chi si è affacciato al trading negli ultimi dieci anni, seppur possa aver affrontato qualche momento relativamente breve ma intensamente “emozionante” di discesa, questo concetto potrà far sorridere.

E quando mai scenderanno le Borse?

A guardarle oggi, in effetti, verrebbe da rispondere “mai!”.

Non fraintendermi, non ti sto dicendo che devi chiudere tutte le tue posizioni azionarie perché sta per venire giù tutto.

Non sopporto più quelli che gridano al crollo imminente ad ogni minima inversione di breve.

Io non ho la minima idea di cosa succederà domani sui mercati, non ho la sfera di cristallo.

I mercati azionari hanno una persistenza positiva e una volatilità talmente bassa che sembra impensabile possano continuare ad andare avanti così, ma cercare di anticipare qualcosa che non si sa quando arriverà è comunque un errore strategico.

Potremmo andare avanti a crescere ancora per anni, prima di vedere una correzione seria.

E per quanto in tanti si affannino a fare previsioni, per poi dire, la volta che finalmente ci prendono dopo averle sbagliate per 150 volte, “visto? io lo avevo detto!”, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di star pronti a cogliere i primi segnali della fine del mercato toro, quando si presenteranno.

Sai quanti bravissimi trader sono affondati a causa di correzioni – nemmeno tanto profonde – dei mercati a causa di un eccesso di sicurezza che li aveva portati ad esporsi più del dovuto?

Sai quanti affezionati lettori e follower sui social network si sono portati dietro con la loro arroganza sui mercati?

Tenersi sempre aperta una via di fuga è l’unico modo di sopravvivere sempre.

È inutile mettersi contro al treno sperando di riuscire a fermarlo, questo è certo, ma ciò non significa che non ci si debba predisporre per far fronte ad un suo arresto imprevisto.

Non cercare di prevedere, ma essere pronti all’evento e sapersi adattare repentinamente ad esso.

L’unica cosa che potremo fare sarà prendere atto della fine della salita e abbandonare la nave prima che vada a fondo, ma già con i ponti inferiori allagati.

Perché non potremo sapere di aver toccato un massimo finché, guardando indietro qualche barra, qualche giorno, settimana o mese, non diremo “ah, ecco, quello era il massimo“.

Personalmente do poco credito anche alle analisi cicliche, soprattutto a quelle di medio e lungo periodo, perché non c’è – a mio modesto avviso – un numero di osservazioni storiche sufficiente a dare significatività statistica ai risultati.

Ma la storia bisogna conoscerla.

La storia è importante su ogni fronte, anche su quello dei mercati finanziari.

Perché non conoscere la storia porta ad ignorare i rischi potenziali futuri.

Con la FED e la BCE che continuano ad iniettare liquidità sui mercati chi mai si aspetterà, ragionevolmente, una discesa seria dei prezzi?

Una discesa seria dei mercati…. eh già…

Per chi opera dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso lo spettro del mercato orso rievocherà tristi vicende.

Per chi ha vissuto il terribile biennio 2008-2009 i ricordi saranno ancora più vividi.

Se andiamo indietro fino al 2000, Tiscali è senz’altro uno dei casi emblematici: da 67 euro per azione a 0.013, passando per un minimo a 0.0078, poco più di un anno fa, tra l’altro.

Quotava 1200 euro e rotti sul picco di inizio marzo 2000, in realtà, prima che si innescasse una lunga serie di operazioni sul capitale.

Oggi sui grafici vediamo un massimo a 67 circa perché la serie storica è stata ricalcolata all’indietro per poter essere confrontabile con quella attuale e avere così un grafico continuo.

Quando Tiscali raggiunse il picco gli analisti diedero un target price a 3000 euro per azione.

Ma 1200 e rotti è stato il massimo storico.

Da lì solo una inesorabile discesa.

Come Tiscali, tanti altri titoli subirono un destino simile.

Olivetti, Tecnost, Seat Pagine Gialle, E-Biscom (poi divenuta Fastweb), Finmatica… e tanti altri che nemmeno più ricordo.

Il tempo cancella le ferite, o quantomeno ne stempera il ricordo.

Nel 2000 toccò ai titoli tecnologici e a tutti quelli a loro in qualche modo collegati.

Altri titoli non furono minimamente toccati dallo scoppio della bolla dei tecnologici.

Prendiamo Eni, per esempio: era poco sotto i 10 euro per azione ad inizio marzo 2000, ed era quasi a 29 euro per azione a metà 2007.

Correlazioni dirette, correlazioni nulle e correlazioni inverse: è la quintessenza della diversificazione di portafoglio.

Ma poi è arrivato il 2008, con il fallimento di Lehman Brothers.

E lo schiaffo se lo sono preso tutti i titoli.

Forte.

Quello è stato davvero forte.

Eni: da oltre 28 a poco meno di 12 euro per azione.

In soli 18 mesi.

Oggi oscilla intorno ai 14, ben lontana dai massimi storici.

Un bel 50% sotto, in effetti.

E la diversificazione che risultato avrebbe apportato?

Parliamo di indice FTSE Mib, alias Mib30 fino ai primi anni 2000, poi SPMIB40 e infine FTSE Mib.

Perché gli indici sono appunto il primo veicolo per ottenere una buona diversificazione dei rischi.

Prendiamo il grafico ricalcolato all’indietro, che possa rappresentare in una curva continua l’evoluzione dell’indice.

Ad inizio marzo del 2000 il massimo storico, a 50109 punti.

Tre anni dopo un minimo relativo importante: 20324 punti.

Un nuovo picco di lungo termine a 44364 punti nel maggio del 2007.

Un devastante nuovo minimo di lungo a 12332 punti nel marzo 2009, culmine della crisi post-Lehman.

Una “ritoccatina” a 12295 punti nel luglio 2012, giusto per ricordarci la debolezza del nostro mercato rispetto agli altri.

Oggi navighiamo intorno ai 24000, ancora ad oltre il 50% in meno rispetto ai valori di quasi 20 anni fa, sul bordo superiore di un canale laterale che ingabbia le quotazioni dal lontano 2009.

La rottura del bordo superiore di questo canale potrebbe innescare una nuova fase rialzista, quel rialzo che tutti noi stiamo aspettando da tantissimo tempo.

Nel frattempo il mercato ha raddoppiato, comunque: dai 12000 punti e rotti del 2012 ai 24000 circa di oggi.

Ma solo chi aveva liquidità ha potuto beneficiare di questo raddoppio.

Chi era rimasto invischiato nella discesa del 2008-2009 senza avere la forza e/o la disciplina per tirarsi fuori dai mercati prima che le perdite diventassero troppo elevate si è perso una ottima occasione.

Perché ti ho fatto tutta questa filippica?

Perché in questo mercato il mio ruolo – agli occhi di tanti che non conoscono la storia – è totalmente inutile.

Fornire strumenti per beneficiare di qualsiasi scenario di mercato quando lo scenario è solo uno è totalmente inutile.

Dire a qualcuno che ci sono strumenti che permettono di beneficiare anche dei mercati cedenti fa scappare da ridere, oggi.

Affermare che le strategie in opzioni hanno il grande pregio di permetterti di ottenere flussi di cassa anche quando i mercati non si muovono, cosa che fanno – statisticamente parlando – per la maggior parte del tempo…

Fa ridere, vero?

A meno che tu non faccia trading da tempo e che quello che ho scritto non lo abbia vissuto anche tu.

Forse se ti dico che anche le posizioni azionarie che sono rimaste lì a fare la muffa in un cassetto, dimenticate per scelta, per lenire il dolore – finanziario e psicologico – avrebbero potuto generare flussi di cassa…

Forse potrò avere la tua attenzione.

Forse anche quelli che oggi sono convinti che non esistano i mercati orso un domani si ricorderanno di quello che io ho scritto oggi e vorranno capire come si esce da una posizione azionaria andata alle ortiche.

O anche solo come si possa fare trading in mercati laterali, laddove le strategie direzionali su futures o azioni vanno in tilt e subiscono lunghe serie di falsi segnali.

Oppure come si possa beneficiare di un crollo significativo delle quotazioni, incassando l’equivalente in denaro della paura e delle preoccupazioni degli altri.

E se tu ancora oggi hai posizioni azionarie andate alle ortiche vorrai sapere cosa si potrebbe fare per uscirne.

Le opzioni hanno tante potenzialità.

Per questo bisogna conoscerle e imparare ad usarle.

Perché la vera diversificazione di strategie passa anche da quelle.

Ti aspetto nel mio percorso gratuito di introduzione alle opzioni.

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Domenico Dall’Olio