Lo sai qual è la variabile che nessuno computa nei propri system report?

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L’analisi dei risultati di una strategia sistematica di trading passa per il calcolo e la disamina critica di una lunga serie di parametri, matematici e statistici.

Se sei un trader sistematico ci sono diversi termini che sicuramente ti saranno familiari.

Se parlo di average trade, per esempio, saprai che si tratta del risultato medio per operazione, ossia il profitto medio globale, che tiene conto sia delle operazioni positive che di quelle negative.

L’average trade è importante perché ti permette di stabilire se – considerando tutti i potenziali slippage che possono entrare in gioco e tolte le commissioni e tutte le altre spese – il risultato netto è sufficiente a giustificare tutto l’impianto.

Se parlo di percent profitable penserai immediatamente alla quota di operazioni vincenti rispetto al totale delle operazioni effettuate secondo i tuoi sistemi di trading.

Molti trader sono convinti che la percent profitable debba necesariamente essere maggiore del 50% per poter essere profittevoli.

Non è così.

Almeno da un punto di vista meramente matematico.

Non è così perché la percent profitable da sola non dice tutto: va considerata congiuntamente con un altro parametro, ossia l’average win on average loss, il profitto medio diviso per la perdita media.

Può capitare, infatti, che un sistema che guadagna solo il 40% delle volte sia profittevole, perché magari il profitto medio delle operazioni vincenti è quattro o cinque volte la perdita media di quelle perdenti.

Ma qui si innesta una dinamica di altra natura: quella psicologica.

Va bene, infatti, avere un sistema che guadagna molto quando guadagna e che perde poco quando perde, ma se perde sei volte su dieci diventa difficile seguirlo per problemi psicologici: non è affatto facile, infatti, fare clic su una conferma d’ordine sapendo che al 60% di probabilità si sta inviando a mercato una operazione perdente!

E questo già introduce una variabile molto importante per la valutazione della bontà di una strategia sistematica di trading:

la sostenibilità psicologica della strategia stessa.

Chiunque faccia trading sistematico da un po’ di tempo sa bene che prima o poi è inevitabile cominciare a dubitare perfino dei propri sistemi (per non parlare di quelli di terzi!).

Prima o poi subentrano dinamiche psicologiche che modificano il nostro approccio ai nostri sistemi.

In certe giornate in cui le nostre sensazioni e le nostre emozioni ci rendono cauti siamo portati a non rispettare i segnali dei nostri sistemi che non sono coerenti con le nostre paure o aspettative.

Quando riteniamo che determinate operazioni siano destinate a finire male tendiamo a non farle, per poi scoprire, a volte, di aver commesso un errore.

Ma a quel punto la dinamica umana si è già inesorabilmente insinuata nella dinamica meccanica, modificando in modo irreversibile il DNA della strategia.

I risultati diventano imprevedibili.

La percent profitable cambia.

L’average trade entra in territorio inesplorato; forse migliora, forse no.

Ma non è questo il punto: il punto è che non stai più rispettando la strategia che conoscevi.

I risultati cui vai incontro ora non sono codificati.

Non potrai più sapere se le tue performance sono in linea con le aspettative.

Se la strategia performi come dovrebbe o se invece non sia partita per la tangente e quindi non sia ora di tornare al tavolo da lavoro, per progettare, analizzare e ottimizzare nuove strategie.

Ho un po’ divagato, scusami.

Torniamo sul pezzo.

Se ti chiedo cosa sia il profit factor mi risponderai che è il rapporto tra la somma di tutti i profitti generati dal sistema diviso per il valore assoluto della somma di tutte le perdite generate dal sistema.

Il profit factor è una misura di redditività ponderata per il rischio: ti dice quanti euro o dollari hai (o avresti, se stai facendo un backtest) guadagnato per ogni euro o dollaro che hai (avresti) perso.

La durata massima delle sequenze di operazioni negative è un’altra variabile importante.

Ti dice quanto ti può capitare di dover soffrire nei momentacci della tua strategia.

E funge da metro per valutare fino a dove eventuali sequenze negative future saranno in linea con le logiche dei tuoi sistemi, fornendoti una sorta di campanello d’allarme nel caso in cui dovessi trovarti ad affrontare serie peggiori rispetto alle tue aspettative più funeste.

Il massimo drawdown storico è un’altra variabile importante, naturalmente.

È la massima perdita storica del sistema, una misura di quanto ti potrà capitare di perdere nel peggior momento. Ed essendo una misura di rischio massimo storico rappresenta soltanto una previsione di potenziale massimo rischio futuro.

Ci sono poi anche altri parametri da valutare, ovviamente.

Ma mi fermo qui, perché per quanto tutto ciò che ti ho detto finora sia assolutamente corretto, c’è una variabile molto importante che non ho mai visto inserita in un system report.

In effetti non è facile computarla, perché non è proprio una variabile numerica, non in senso stretto, almeno.

Nel seguito del famosissimo film “Wall Street” (lasciamo stare che quel film non avrebbe dovuto avere un seguito, specialmente una schifezza come quella che ci hanno propinato, ma questo è un altro discorso), un Gordon Gekko uscito di prigione e semi-pentito del proprio passato – almeno temporaneamente – afferma che il bene più importante che abbiamo non sia il denaro, bensì il tempo.

Gordon ci metterà poi poco tempo a rinsavire e a tornare a pensare solo al denaro, ovviamente, ma io ti chiedo di fermarti un secondo a riflettere sul tempo.

Non fraintendermi, non voglio farti discorsi sentimentali e filosofici.

Il tempo è importante, questo è verissimo.

Tempus fugit et toto cessat, dicevano i latini.

E il tempo è l’unica variabile che non possiamo recuperare.

Possiamo recuperare le perdite, possiamo recuperare le amicizie, gli amori (non sempre).

Ma non possiamo recuperare il tempo.

Ma come dicevo prima non voglio fare discorsi filosofici.

Al contrario: voglio farti riflettere sul tempo da un punto di vista prettamente pratico, pragmatico direi.

La domanda è semplice: hai mai inserito il tempo nelle tue valutazioni di performance dei tuoi sistemi?

Il tempo che hai perso per formulare, testare, ottimizzare e validare le tue strategie, per cominciare.

Il tempo che perdi ogni giorno sui mercati in attesa che si verifichino le giuste condizioni operative.

Il tempo che perdi davanti ai grafici per il monitoraggio delle operazioni aperte.

Il tempo che perdi, indirettamente, a pensare al tuo portafoglio mentre stai facendo altre cose.

Tempo perso perché finisce che non fai bene nessuna delle due cose.

La domanda da porsi è semplice: il rendimento dei tuoi sistemi ponderato sul tempo giustifica tutto il lavoro che è stato necessario fare, e che devi continuare a fare, per ottenerlo?

La domanda è facile, la risposta è molto difficile.

In effetti è il prodotto di un mix di obiettività e di soggettività.

Te la posso girare da un altro punto di vista: ritieni che i tuoi risultati siano soddisfacenti in relazione al tempo che devi dedicare all’attività?

Se il dubbio ti assale, se ti capita di pensare che quel tempo lo potresti impiegare in altro modo, magari per concentrarti di più su un altro lavoro, o su altre attività… la risposta ce l’hai.

Se ti trovi a pensare che il tempo speso a cercare di rendere i tuoi sistemi sempre migliori lo potresti spendere per stare di più con le persone a cui vuoi bene, con gli amici, per uscire a divertirti, per godere di più la vita… la risposta ce l’hai.

E se la risposta è che non ne vale la pena hai soltanto due scelte: o lasci stare tutto o cambi metodo.

Ci sono strategie che ti permettono di ottenere buoni risultati ponderati sul tempo?

Sì.

Richiedono di cambiare approccio al trading.

Ti costringono a diventare paziente.

Ti insegnano a diventare paziente.

Ti insegnano a considerare il tempo come una risorsa.

Ti insegnano ad aspettare che il tempo trascorra mentre tu pensi ad altro: alla tua vita.

Vuoi fare le cose in modo diverso?

Devi cambiare mentalità.

Devi cambiare metodo.

Se vuoi cominciare il viaggio puoi provare da qui —–>>>>>

Domenico Dall’Olio