Il secondo postulato di QuantOptions: insegnare non è per tutti

Insegnare è un mestiere.

Non solo: è un mestiere altamente specialistico, a dispetto di ciò che molti possano credere.

Chi sa, fa, chi non sa, insegna?

No, non funziona così.

Insegnare richiede un approccio professionale, non un atteggiamento sufficiente e superficiale.

Insegnare prima di tutto lo si impara.

Col tempo, con l’esperienza, ma soprattutto con la voglia di migliorarsi.

Le competenze non sono tutto, infatti.

Si può essere estremamente competenti in qualche campo, ma totalmente incapaci di spiegare ad altri il proprio lavoro.

Un problema tanto più rilevante quanto più la materia in oggetto è complessa.

Nei miei quasi vent’anni ormai sui mercati e nelle aule accademiche e post-accademiche, di interventi alle fiere sul trading, di partecipazione a decine di convegni, come relatore o come spettatore, mi sono imbattuto in formatori di ogni tipo.

Ho visto docenti competenti spiegare le cose senza alcuna emozione, senza la minima capacità di suscitare interesse in chi li ascoltasse.

Ho visto personaggi molto qualificati non riuscire a spiegare concetti basilari ai loro ascoltatori.

Perché totalmente incapaci di farsi capire.

In alcuni casi direi totalmente disinteressati a farsi capire.

Ho visto professoroni presuntuosi sciorinare argomenti senza capo né coda, senza cioè riuscire a mettere i concetti nella giusta sequenza, assolutamente non preoccupati di rendere chiaro il concetto.

Insegnare bene non è per tutti.

Chiunque può andare in cattedra e recitare a memoria un compitino, questo sì.

Chiunque può andare in cattedra e parlare per ore di una qualche materia.

Beh, proprio chiunque magari no; tanti però sì.

Ma pochi riescono a catturare l’attenzione di una platea di decine o di centinaia di studenti.

Pochi riescono a far pendere una intera platea dalle loro labbra.

Pochi sono capaci di quell’empatia che è la prima condizione necessaria per trasmettere il proprio sapere a persone capaci di assorbirlo e di farlo proprio.

Pochi hanno la pazienza e la voglia di spendere decine di ore a preparare materiali perfetti per i propri corsi.

Pochi docenti fanno tesoro delle critiche e dei suggerimenti dei propri discenti per migliorarsi continuamente.

Pochi si mettono completamente a disposizione dei propri allievi, sempre presenti e pronti a rispondere a qualsiasi loro necessità.

Ho conosciuto tanti professori improvvisati anche nel trading.

Improvvisati non nel senso che non conoscessero la materia: improvvisati come professori…

Di nuovo, insegnare non è per tutti.

Insegnare a fare trading non è per tutti.

Far capire davvero cosa siano e come funzionino certi prodotti finanziari non è per tutti.

E, diciamocelo, il mondo del trading è pieno anche di grandi “showmen”, competenti fino a un certo punto, ma grandi venditori di sé stessi.

Seguiti a volte da platee di “amebe” adoranti incapaci di distinguere l’oro dalle patacche.

Se sei appena appena competente e riesci ad indirizzare loro qualche domanda un po’ tecnica – e anche un filo tendenziosa, magari, formulata proprio per andare sotto alla persona e capire quanto arrosto ci sia dietro al fumo – li vedi crollare sotto il peso della loro stessa inconsistenza.

La maggior parte delle volte abbozzano risposte inverosimili.

Spesso tacciono e ti guardano con un sorrisetto sprezzante.

Oppure cercano di deviare l’attenzione su qualcos’altro.

Ma i follower adoranti restano lì, imbambolati, senza capire perché stiano sprecando tempo e denaro.

Mi ricordo bene, ad esempio, di quel famoso opzionista d’oltralpe che girava l’Italia a fare il figo a diversi eventi e fiere sul trading.

Una volta ad un evento a Bologna gli feci una sola domanda: qual è la tua politica di money management?

Ero in mezzo ad una platea di un centinaio di persone – tra cui diversi miei studenti universitari, che avevo invitato a partecipare al convegno per far vedere loro il lato reale del mondo della finanza, al di là di quello che avrebbero mai potuto vedere dalle aule accademiche – e la mia domanda era assolutamente tendenziosa: volevo vedere se dietro al fumo ci fosse davvero l’arrosto.

Volevo che mi spiegasse come gestiva il denaro.

Ma soprattutto volevo che mi dimostrasse di fare davvero ciò che diceva di fare.

Perché sosteneva di applicare una strategia che chiaramente richiedeva grandi capitali e molta attenzione nella scelta delle operazioni.

Una strategia che lo esponeva a tre problemi cruciali, tutti connessi al come decidesse di impiegare i capitali a disposizione.

Si limitò a sorridermi.

Sapeva che lo avevo provocato.

Ma non mi rispose.

Perché non sapeva cosa rispondermi.

Perché in fondo lui era uno showman, niente di più.

E infatti è arrivato il giorno in cui il money management gli ha dimostrato chi è che comanda.

Forse è per questo che oggi non va più in giro a fare il figo.

Si dice che abbia aperto un bar da qualche parte nel sud della Francia…

Mi ci sono voluti dieci anni per trovare il modo migliore possibile di fare trading.

Una ricerca costante.

Un enorme dispendio di energie, fisiche e mentali.

Importanti investimenti in risorse di varia natura.

Tempo, pazienza, delusioni e notti insonni.

Il confronto con altri trader che conosco, persone che stimo e con cui mi sono confrontato tante volte, per analizzare le idee da più punti di vista, vedere limiti e problemi che da solo non riuscivo a vedere.

L’importanza del lavoro in team.

L’importanza dell’ascoltare le opinioni altrui quando sono diverse dalle tue e capire come usare quelle idee diverse dalle tue, come integrarle nel tuo pensiero, per arrivare ad un risultato migliore.

Per imparare a fare le cose bene ci vuole tempo.

E anche per imparare a insegnare ci vuole tempo.

Mi ci sono voluti dieci anni anche per trovare il modo giusto di insegnare.

E tuttora lavoro costantemente ai miei corsi per cercare di migliorarli, ascoltando le critiche e i suggerimenti dei miei studenti e dei miei corsisti.

Negli anni ho imparato a leggere le reazioni involontarie dei miei studenti.

Quando spieghi una cosa e uno ti guarda come se stessi parlando cinese ti ha involontariamente rivolto  una critica, o magari anche solo un suggerimento: “non ho capito, spiegati meglio!”

Esperienze che si accumulano.

E se ne fai tesoro arrivi passo dopo passo all’eccellenza.

QuantOptions ha una matrice didattica accademica, ma saldamente agganciata ad una esperienza ventennale sui mercati.

Se vuoi imparare davvero le cose, qui – forse – c’è la soluzione.

E con il mio percorso formativo in 3 step puoi verificarlo di persona senza esporti finanziariamente.

Ah, dimenticavo: nei miei quasi vent’anni di esperienza sia sui mercati che come formatore mi sono imbattuto più volte in soggetti che – per quanto io mi sforzassi – non assorbivano i miei insegnamenti.

Può succedere.

Mi ritengo bravo nel mio lavoro, ma non infallibile.

Non sono mai stato presuntuoso, non comincerò ora.

C’è il rischio che io non sia la soluzione a quello che stai cercando?

Certamente sì.

Ma lo saprai solo se provi.

Per questo ho deciso di creare il mio percorso formativo in 3 step: per permetterti di provare i miei prodotti prima di comprarli.

Mettimi alla prova: è l’unico modo per scoprire se i miei materiali sono giusti per te.

Se io sono la persona giusta per te.

Segui questo link per entrare nel mio percorso formativo in 3 step —->>>>

Domenico Dall’Olio