Perché fai corsi se sei un vero trader?

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Perché fai corsi se sei un vero trader?

Nell’ambito del mio lavoro di trader e di formatore mi capita spesso di dover fronteggiare critiche, a volte spietate, in merito alle mie attività collaterali al trading. Vi riporto alcune riflessioni nella forma di un botta-risposta tipico: una serie di domande che mi vengono rivolte e di risposte che do a tali domande, pur consapevole di quanto vano possa essere cercare di convincere un interlocutore che sotto sotto si è già fatto la sua idea su di te…

 

Perché fai corsi se sei un vero trader?

Questa è una domanda che mi è stata rivolta direttamente diverse volte e che vedo spesso fare da molte persone sui social network e sui forum a chi propone corsi e altre attività legate al trading. Posso darti diverse motivazioni, tutte assolutamente sincere ed appropriate, ma innanzitutto una, anche se forse non ti aspetterai una risposta così candida e diretta: per avere altre fonti di reddito. Per quanto io possa essere bravo nel mio lavoro, per quanto efficienti possano essere le mie strategie di trading, la mia equity line resta e resterà sempre e comunque una linea oscillante, mai una linea retta sempre crescente. Questo perché avrò ragione soltanto alcune volte e non ogni volta, il che significa che avrò una alternanza di periodi positivi e di periodi negativi, che in media porteranno utili, ma non sempre. Vendere corsi, libri, piattaforme e consulenza operativa mi permette di avere un flusso di redditi anche nei periodi in cui le mie strategie vanno in drawdown. Puro e semplice.

Si chiama diversificazione aziendale e qualsiasi impresa prima o poi la mette in atto. Partiamo da un assunto fondamentale: il trader è un imprenditore. Un imprenditore di sé stesso, ma comunque un imprenditore. Sopporta quindi costi fissi e variabili, investimenti, rischi, stress. Qualsiasi azienda prima o poi nell’arco della propria vita diversifica l’attività produttiva e lo può fare in diversi modi. La diversificazione attiene anche all’impiego di competenze tecniche già acquisite per sviluppare nuove attività. Così il trader che ritenga di possedere competenze tecniche distintive può pensare di sfruttarle anche per generare flussi di reddito alternativi alla attività originaria. Questo è il quadro strutturale all’interno del quale si sviluppano attività collaterali al trading.

 

Ma se sei un trader non vivi del tuo trading?

No. Non vivo di solo trading. E le ragioni sono molte. Punto primo: quanto capitale ci vuole, secondo te, per vivere di trading? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima fissare alcuni “paletti”. Posto che il trading non genera versamenti pensionistici, né TFR, lo stipendio mensile medio ricercato deve permettere di coprire le spese quotidiane, accantonare denaro per far fronte a necessità future, costruire una riserva per vivere quando si deciderà di smettere di lavorare. Vogliamo dire, quindi, che per vivere degnamente sia necessario ambire almeno ad una entrata media mensile di cinquemila euro? La domanda è di quale capitale sia necessario disporre per ottenere un tale risultato. E anche qui dobbiamo mettere una condizione al contorno: quale redditività del capitale possiamo ottenere in media? Te la butto lì: se sei bravo, ma bravo davvero, puoi fare un 20% medio annuo sul capitale. E qui so che si scatenerà l’inferno…

 

Stai scherzando? Solo il 20% medio annuo? Così poco?

Ebbene no: faccio anche meno del 20% annuo. Ma ATTENZIONE! Sul capitale a mia disposizione, non sui mille euro che si mettono nel piatto per singola operazione. Credi che sia facile fare il 20% medio annuo sul capitale? Se lo credi hai una visione distorta dell’attività di trading: pensi che sia facile. E i casi sono due: o credi ai vari banner pubblicitari, siti spazzatura e truffatori assortiti, oppure hai avuto un anno fortunato e pensi che sarà sempre così. Ti sbagli in ogni caso. Se tu fossi capace di guadagnare il 20% sistematicamente sull’intero capitale a tua disposizione saresti un ottimo candidato a gestire hedge fund multi-milionari. Dubito tu lo sia, non perché tu sia stupido, ma perché è davvero molto difficile ottenere risultati positivi costanti.

Diciamo però che si possa fare il 20% medio annuo sul capitale e facciamo due conti rapidi. Cinquemila euro al mese sono sessantamila annui (non vorrai mica anche la tredicesima…). Se quei sessantamila sono il 20% del capitale a disposizione quanto deve essere questo capitale? Semplice: trecentomila euro.

 

E la leva dove la mettiamo?

Ma ce la leva, mi dirai! No. La leva non è la panacea di tutti i mali. La leva riduce la necessità di capitale per singola operazione, ma non riduce nemmeno di un centesimo i drawdown storici e potenziali delle tue strategie. E se metti poco capitale sul conto confidando di poter contare sulla leva ti troverai spiazzato dal primo drawdown, che eroderà il tuo capitale monetario e ancora di più quello psicologico, tanto da bloccarti mentalmente e fisicamente.

 

Ma se le tue tecniche sono valide perché le svendi per pochi euro?

Io non svendo proprio un bel niente. Se vuoi che io condivida con te la mia esperienza ventennale sui mercati, le mie strategie, le mie competenze, devi pagare un giusto prezzo. Sei andato a scuola? Hai frequentato l’università? Perché hai ritenuto giusto pagare le tasse universitarie per farti raccontare – nella maggior parte dei casi – compitini che avresti potuto leggerti per conto tuo e non ritieni giusto remunerare un professionista che condivide con te il proprio sapere, la propria esperienza, ti aiuta ad evitare gli errori che proprio lui ha commesso, risparmiandoti la necessità di fare preziose esperienze sulla tua pelle?

 

Ma di certo non fai beneficenza!

E chi ha mai parlato di beneficenza? Lo ribadisco: la mia esperienza sul campo ha un valore, per il quale ti chiedo una remunerazione appropriata. Sui social ci sono già troppi trader improvvisati che dicono di voler “donare” al mondo le proprie competenze “per poche decine di euro al mese”. In fondo che sono 50 euro al mese per ricevere la scienza di questi “disinteressati filantropi”?

 

Ma perché devo pagare un corso, visto che oggi trovo tutto gratis in rete?

Oggi si trova moltissimo gratuitamente su internet, è vero. Bisogna però: 1) cercare con attenzione i contenuti di qualità in un mare magnum di contenuti spazzatura; 2) possedere un minimo di basi concettuali per poter comprendere davvero alcuni concetti che in fondo non sono poi così semplici come vengono raccontati; 3) dotarsi della volontà di fare le cose con metodo, il che significa programmare le attività in un certo modo, mettere in fila gli argomenti di studio in un sistema organico coerente e finalizzato ad un obiettivo chiaro; 4) sperimentare molto sui mercati reali, il che genera spesso perdite iniziali che rappresentano il costo dell’esperienza che chi vende corsi davvero di qualità ha già fatto e quindi incorpora all’interno dei corsi stessi. Niente si ottiene per niente.

 

Tutto questo vale anche per te? Non penso: di certo tu non compri corsi e altri servizi di altri trader!

Ti sbagli. Negli anni ho deciso di specializzarmi sulle opzioni e oggi tutto il mio lavoro di ricerca e di analisi di nuove strategie è in quel campo. Focalizzarsi è necessario, altrimenti non si impara davvero a fare nulla e si diventa depositari di un sapere talmente generico da risultare inutilizzabile poi nella pratica. Ma focalizzarsi porta con sé anche alcuni svantaggi: devo giocoforza rinunciare ad opportunità in altri mercati, prodotti e strategie, a meno di non affidarmi a professionisti specializzati a loro volta in ambiti diversi dal mio. E quindi, sorpresa sorpresa, anche io acquisto servizi consulenziali di terzi, dedicati a strategie e mercati diversi da quelli che tratto direttamente. Ci sono tanti professionisti seri e in gamba in questo mondo. Quando hai individuato qualcuno di cui pensi di poterti fidare acquisti i servizi che ti servono da lui (o lei) e integri la tua attività con tali servizi aggiuntivi. Si chiama diversificazione del rischio, una delle regole basilari per il successo nel trading. E se un domani volessi prendere personalmente in mano le redini delle strategie su mercati che non conosco farei una cosa per te impensabile: comprerei il corso di un professionista che stimo e dal quale penso di poter apprendere ciò che mi occorre per passare ad un livello successivo. Si chiamano investimenti. Su sé stessi e sul proprio futuro.

Dimenticavo… Nel 2004 ho deciso di iscrivermi ad un master universitario in gestione dei rischi. Ho pensato che avrebbe potuto arricchire le mie competenze. E in quella occasione ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere una professoressa molto in gamba, che ha tenuto uno dei corsi più belli e utili che io ricordi. Soldi spesi bene, molto bene. Da lei ho preso l’ispirazione per diventare il docente universitario che sono oggi, molto apprezzato dagli studenti per la mia capacità di portare in aula esperienze concrete di vita sui mercati al di là delle solite quattro banalità scritte sui libri di testo. 

 

Una ultima riflessione a margine di tutto. Da quando mi sono sposato e ho messo su famiglia il mio profilo di rischio/rendimento è cambiato drasticamente. Avere persone il cui sostentamento dipende da te cambia radicalmente la tua prospettiva e a meno che tu non sia un pezzo di ghiaccio modifica drammaticamente la tua capacità di gestire lo stress. Un conto è sapere di essere esposto ad un rischio che impatta solo sulla tua possibilità di andare al ristorante a mangiare un buon piatto di pesce questa sera invece di essere costretto a mangiare due scialbi spaghetti al pomodoro a casa tua; ben diverso è essere consapevoli di come i tuoi errori possano avere conseguenze sul benessere delle persone a cui vuoi bene. Lo stress operativo nel secondo caso è notevole e quando si lavora sotto stress elevato si tende a commettere errori.

 

Ti lascio con una domanda a mia volta: che io viva di solo trading o che io viva di trading e di altre attività mi rende meno competente in materia? Pensaci bene!