Naked put selling su azioni: una strategia molto efficace

logo combinato

Naked Put selling: fare gli assicuratori dei portafogli azionari altrui!

Una delle strategie in opzioni più diffuse fra i trader esperti consiste nella vendita allo scoperto di put su azioni, soprattutto azioni americane. Il fondamento logico e tecnico di questa strategia è forte, e sfrutta una serie di ragionamenti formali e statistici che conferiscono al tutto una forte scientificità. Ma, come spesso accade, il diavolo è nei dettagli, e per fare le cose nel modo giusto bisogna capirle davvero a fondo. Il problema più spinoso in questo ambito è capire quanto capitale debba essere allocato alla strategia; e qui il gioco si fa davvero duro.

 

Naked put selling: impianto metodologico

Vediamo innanzitutto di capire il senso della strategia. Comprare opzioni put può avere due finalità distinte: se l’acquisto è speculativo l’idea è di beneficiare di un eventuale movimento ribassista del sottostante; se invece è a fini di copertura serve a stipulare una sorta di polizza di assicurazione contro il forte deprezzamento di un titolo azionario detenuto in portafoglio. In entrambi i casi espone a un rischio, di natura diversa nei due casi, ma derivante comunque dalla stessa sorgente: le probabilità di arrivare a determinati livelli di prezzo entro lassi di tempo più o meno lunghi.

 

Naked put selling: il punto di vista dello speculatore

Facciamo un esempio pratico per fissare meglio i concetti. Supponiamo che un titolo azionario quoti 100 dollari. Comprare una put su quel titolo con strike 70 e scadenza a 3 mesi a fini speculativi equivale a scommettere – bruttissima parola, ma che rende bene l’idea – che il titolo possa perdere più del 30% entro i 3 mesi considerati. Perché più del 30% e non il 30%? Semplice: perché il profitto di una operazione speculativa come questa si manifesta soltanto se lo strike viene oltrepassato: se il sottostante si mantiene sopra lo strike o al limite va ad appoggiarsi proprio allo strike il valore a scadenza dell’opzione è comunque nullo, quindi il compratore perde l’intero premio pagato. E a voler essere fiscali il profitto può arrivare solo dopo aver recuperato il premio, quindi non basta che il prezzo scenda sotto lo strike per portare utile allo speculatore: deve andare sotto al punto di pareggio, dato da strike meno premio pagato. Il problema è di natura probabilistica: quante chance ho che entro i prossimi 3 mesi il titolo perda più del 30%?

 

Naked put selling: il punto di vista dell’investitore che vuole proteggersi

Se la put viene comprata a fini di copertura del rischio di discesa del prezzo del titolo acquistato a 100 il problema è trovare il giusto compromesso tra il costo della copertura e la soglia di attivazione della stessa. Posto infatti che l’acquisto della put equivale all’acquisizione del diritto di rifilare le azioni a qualcun altro nel caso il loro prezzo scenda sotto lo strike, più è alto lo strike prima si attiva questa specie di paracadute che è la put comprata, ma maggiore è il suo costo, per ovvie ragioni. La put 70 costa di meno della put 90, ma quest’ultima difende meglio ciò che deve difendere. Il risultato è che o si acquista una polizza assicurativa a basso prezzo che però si attiva un po’ troppo tardi, oppure una il cui costo rischia di non essere giustificato in relazione alla sua capacità difensiva, poiché ha come unico risultato immediato una erosione dei profitti potenziali, tanto più marcata quanto più conservativa è la scelta dello strike comprato.

 

Naked put selling: la terza via

Dalle considerazioni di cui sopra nasce quindi l’idea che forse sia meglio dimenticarsi di scommettere su pesanti ribassi – che a volte capitano, ma sono rari – e di proteggere i rischi degli investimenti azionari con l’acquisto di put e passare dall’altra parte della barricata: come tuonerebbe un noto trader francese, “vendiamole queste maledette (lui si esprimerebbe in modo molto più colorito, a dire il vero) put!”. Ma facciamolo con criterio, aggiungiamo noi, perché il rischio di trovarsi sotto lo strike alla scadenza è il male minore: ci sono molti altri problemi con cui fare i conti se si vogliono fare le cose per bene. E qui ci inseriamo noi di QuantOptions.

 

Naked put selling: uno studio su oltre 500 azioni ci svela il modo corretto di operare

La prima criticità alla quale il percorso Option Campus level 2 cerca di rispondere in termini di naked put selling è se possa essere una strategia perseguibile su qualsiasi titolo e in qualsiasi momento, o meglio in qualsiasi fase di trend. Circa 500 titoli americani e 60 titoli italiani sono stati rivoltati come calzini attraverso una analisi storica volta a rispondere a due prime domande importanti: su quali titoli ha senso fare naked put selling e a quali condizioni operative?

 

Naked put selling: un work in progress che va avanti da due anni

L’analisi preliminare sui titoli di cui sopra ha portato a scremare la lista, isolando un centinaio di candidati ideali per la vendita di put non coperte, da perseguirsi a seguito di alcuni eventi specifici, che sono stati identificati mediante una procedura di analisi dati resa automatica. Tutto questo ha portato sostanzialmente alla individuazione di un portafoglio di titoli target.

 

Naked put selling: il money management è l’elemento più importante

Il problema principale di una strategia come questa è che va applicata ad un portafoglio di titoli e non a un titolo singolo. Di conseguenza ci sono alcune domande che esigono risposta, tipicamente due: quante posizioni simultanee possono trovarsi attive in portafoglio e anche quanto capitale mediamente devo allocare a ciascuna di esse per ottenere almeno in parte una equalizzazione del rischio tra di esse stesse. Rispondere a segno a queste due problematiche non è affatto facile, ma ci abbiamo lavorato e ci stiamo tuttora lavorando. La fase successiva del lavoro ha infatti portato alla creazione di un secondo strumento automatico di analisi, finalizzato alla realizzazione di un backtest non tanto rivolto a stabilire la redditività monetaria della strategia, ma la sua effettiva applicabilità ai titoli prescelti. Inoltre sta portando progressivamente alla creazione di un database di operazioni storiche che, una volta completato, permetterà di dare risposta alla domanda più importante: quanto denaro devo avere sul conto per poter seguire la strategia e portarla avanti anche nei momenti peggiori? Questa è la domanda da un milione di euro, perché l’individuazione del capitale minimo indispensabile da “parcheggiare” sul conto permette di massimizzare l’utile della strategia, consentendoci di allocare ciò che non serve ad altri investimenti.

 

Questo è il lavoro sulle strategie sistematiche in opzioni che facciamo in QuantOptions. Se vuoi entrare a far parte del nostro gruppo di lavoro iscriviti a Option Campus level 2. E non perdere l’occasione di sfruttare la finestra early bird, che ti consente di beneficiare di alcuni vantaggi.

La scadenza è il 25 novembre, il corso parte il 3 dicembre. Fai clic sul pulsante qui sotto per ulteriori informazioni!